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Scuola di Lucas Cranach il Vecchio, «Sant’Anna Metterza», 1522-25 (particolare)

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Scuola di Lucas Cranach il Vecchio, «Sant’Anna Metterza», 1522-25 (particolare)

La Baviera restituisce un dipinto agli eredi di un collezionista d’arte ebreo

Per finanziare la sua fuga dai nazisti, Ernst Magnus dovette vendere un dipinto rinascimentale della scuola di Lucas Cranach il Vecchio («Sant’Anna Metterza»). Da anni gli eredi lottavano per ottenere la restituzione del quadro: ora è stata presa una decisione storica

Vittorio Bertello

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Le Bayerische Staatsgemäldesammlungen (Collezioni Statali Bavaresi di Pittura) hanno restituito il dipinto del primo Cinquecento «Sant’Anna Metterza» agli eredi del collezionista d’arte e banchiere ebreo di Hannover Ernst Magnus. Il dipinto è attribuito alla scuola di Lucas Cranach il Vecchio e, secondo le informazioni fornite dall’ente artistico bavarese, venne realizzato tra il 1522 e il 1525. Raffigura Sant’Anna con sua figlia Maria e il Bambin Gesù.

Ernst Magnus (1871-1942), originario dell’Assia, visse a lungo ad Hannover. Era banchiere, membro del Consiglio di amministrazione della Borsa e, dal 1914 al 1933, membro del Consiglio di sorveglianza della Continental Gummi Werke AG.

Insieme alla moglie, e con la consulenza di Wilhelm von Bode, costituì una collezione d’arte. Con l’affermazione del regime nazista, la famiglia fu progressivamente privata dei propri diritti. I conti furono bloccati, i terreni venduti al di sotto del loro valore, fu necessario pagare la «tassa sul patrimonio ebraico» e la «tassa di fuga dal Reich».

Nel 1935 la famiglia fuggì dai nazisti a Losanna, dove poté portare con sé parte della sua collezione e preziosi oggetti d'arredamento. Per finanziare il loro ulteriore viaggio verso Cuba, dovettero vendere le opere che avevano portato con sé in Svizzera. Nel 1941, tramite un mercante d’arte, la «Sant’Anna Metterza» entrò in possesso dell’alto funzionario nazista e criminale Hermann Göring. Magnus morì nel febbraio 1942, pochi mesi dopo l’arrivo all'Avana, e sua moglie e sua figlia si trasferirono negli Stati Uniti.

Già nel 2009 la famiglia aveva chiesto la restituzione del dipinto, che nel 1961 era entrato a far parte delle Collezioni statali bavaresi. La loro richiesta era stata però respinta. Il motivo: si trattava di cosiddetti beni in fuga. «Le vendite in Svizzera durante il periodo nazista sono spesso difficili da classificare, poiché da un lato avvenivano in condizioni di mercato formalmente libere, dall’altro però erano spesso dettate dalle pressioni esistenziali della persecuzione», hanno dichiarato in un comunicato le Bayerische Staatsgemäldesammlungen.

Ora, secondo il ministro bavarese dell’Arte Markus Blume (Csu), il nuovo quadro di valutazione del tribunale arbitrale per i beni rubati dai nazisti ha creato i presupposti giuridici per la restituzione. Secondo le collezioni statali di dipinti, ciò consentirà di tenere maggiormente conto delle difficoltà economiche degli emigranti spinti dalle persecuzioni razziali; questo comporta anche il riconoscimento che potrebbero esserci state vendite forzate anche al di fuori del territorio del Reich.

Il direttore del museo monacense Anton Biebl ha definito la decisione di restituire l’opera un segnale importante. «Abbiamo il dovere nei confronti delle vittime delle ingiustizie naziste e dei loro discendenti di rendere visibili le loro storie e di trovare soluzioni giuste», ha affermato Biebl.

Vittorio Bertello, 18 dicembre 2025 | © Riproduzione riservata

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