Giorgio Guglielmino
Leggi i suoi articoliZhang Ruyi è un’artista cinese nata nel 1985 attualmente in mostra, fino al 29 giugno, all’interno della collettiva di artisti asiatici intitolata «Territory» presso la galleria Sprüth-Magers di Berlino.
La scultura intitolata «Fioriera» (2022) è composta da un blocco di cemento non più lungo di 30 cm dal quale si dipartono due tondini di ferro arrugginiti. Sulla superficie superiore fuoriescono anche una ventina di quelli che paiono sottili aculei non omogenei. Rimandano a fili d’erba appena spuntati dalla terra, ma in realtà sono spine di cactus e danno l’impressione di essere stati generati dai due grandi ferri.
Una prima lettura può spingerci a considerare che anche dalle situazioni più estreme e ostiche può nascere una qualche forma di vita. È un’interpretazione certamente positiva e quasi romantica. Ma mi si è insinuata anche l’idea, forse perché in questo momento si parla così tanto di Intelligenza Artificiale, che la scultura rimandi a forme di vita future a noi tuttora sconosciute che possono autogenerarsi da materiali che non appartengono al mondo animale o vegetale. Quale delle due interpretazioni prevalga, è all’osservatore stabilirlo. Ma in ognuno dei casi il fascino di questa piccola scultura rimane immutato.
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