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Enrico Tantucci
Leggi i suoi articoliQuando la «first lady» c’era anche in Laguna. Affronta un tema poco noto la mostra aperta dal 16 dicembre 2023 al 19 maggio 2024 nel Palazzo Vescovile: «La dogaressa tra storia e mito. Venezianità al femminile dal Medioevo al Novecento», curata da Daniele D’Anza, Luigi Zanni e Pierpaola Mayer, mette al centro per la prima volta il ruolo della consorte del doge veneziano, evidenziandone il ruolo e l’importanza ai tempi della Serenissima.
Cinque le sezioni: la prima, «Opulenza bizantina e morigeratezza veneziana», narra come sulla scia dell’ultima dogaressa straniera, la greca Teodora moglie del doge Domenico Selvo (1071-84), venga introdotta a Venezia la raffinata arte profumiera, che nei secoli successivi ebbe un impulso senza eguali, raggiungendo nel Rinascimento l’apice che portò la città a essere riconosciuta come capitale del profumo. Esposti portaprofumi veneziani in vetro di Murano del XVII e XVIII secolo e materie prime impiegate nell’arte profumatoria. In mostra anche gli abiti indossati negli anni dalle dogaresse, partendo da quello morigerato indossato da Felicita Malipiero nel dipinto di Bellini.
La seconda Malipiero (1457-62), è passata alla storia come patronessa della stampa e dei merletti: si deve a lei se Burano divenne allora il primo centro al mondo del merletto. Nella terza sezione, «La cerimonia d’incoronazione della dogaressa», sono esposti dipinti e stampe a testimonianza di questa originalissima pratica. Marchesina, moglie di Lorenzo Tiepolo (1268-75) passò alla storia per essere stata la prima dogaressa a fare l’ingresso solenne in Palazzo Ducale, insieme al doge, in una processione capeggiata dalle corporazioni delle arti e dei mestieri.
La quarta sezione, «Miti e revival del mondo dogale», vede protagonista il quadro di Francesco Hayez «I due Foscari», in prestito dalla Galleria degli Uffizi, che ben illustra lo strazio vissuto da Marina Nani, seconda moglie del doge Francesco Foscari (1423-57), quando il figlio Jacopo venne incarcerato per aver accettato doni e denari da gentiluomini e persino dal duca di Milano. A questa vicenda Lord Byron dedicò il dramma I due Foscari, tradotto in opera da Giuseppe Verdi nel 1844.
Infine la sezione «Le dogaresse del XX secolo» è riservata all’Ultima Dogaressa, appellativo riservato a quelle donne che si distinsero per il patrocinio riservato alle arti, in un’epoca in cui la Serenissima Repubblica era già decaduta. Titolo assegnato a Peggy Guggenheim, e prima di lei alla contessa Anna Morosini (di cui è esposto il ritratto di Lino Selvatico), amica di Rilke, di D’Annunzio, di Maeterlinck e di Shaw, del principe Von Bülow e dello Scià di Persia, nonché di sovrani di tutta Europa. L’allestimento pensato in forma dinamica e interattiva oltre a opere pittoriche di scuola veneta, dà spazio a disegni, incisioni, vetri, stoffe, merletti e altri manufatti della cultura materiale veneta, provenienti dalle collezioni civiche veneziane.

«La contessa Anna Morosini» (1908), di Lino Selvatico, Venezia, Ca’ Pesaro (particolare). Foto: Cameraphoto 2002
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