Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Salvatore Fergola, «Incendio del Real Teatro di San Carlo del 12 febbraio 1816», 1816-46

Collezione Palazzo Zevallos, Napoli

Image

Salvatore Fergola, «Incendio del Real Teatro di San Carlo del 12 febbraio 1816», 1816-46

Collezione Palazzo Zevallos, Napoli

La lunga e tragica storia tra il patrimonio artistico di Napoli e il fuoco

L'incendio che questa mattina ha distrutto la cupola del Teatro Sannazaro è solo l'ultimo di una triste serie di episodi che hanno visto la città vittima del fuoco

L’alba livida di questo 17 febbraio ha restituito a Napoli un’immagine che la città sperava di aver consegnato definitivamente al passato. Il fumo denso che si è levato da via Chiaia ha portato all'attenzione di residenti e operatori il rogo che stava consumando il Teatro Sannazaro, distruggendone la cupola e compromettendone gli interni. Un incidente di cui ancora non sono chiare cause e conseguenze; si ipotizza un guasto all'impianto elettrico, che avrebbe innescato una scintilla poi propagatasi lungo la struttura ottocentesca, in legno, dell'edificio. Edificio la cui funzionalità risulta al momento fortemente compromessa. E la cui terribile sorte rievoca un'altra serie di eventi che hanno interessato la città, con diversi luoghi iconici presi di mira, nel corso dei secoli, da una sorta di «maledizione del fuoco» che ciclicamente tormenta il patrimonio artistico e storico napoletano.

Non è infatti possibile osservare le macerie del Sannazaro senza avvertire l’eco di quel 1816, quando il maestoso Teatro San Carlo venne ridotto a un guscio di pietre annerite in una sola notte. Anche al tempo, ironia della sorte, era metà febbraio, precisamente la notte tra il 12 e il 13. L'incendio, divampato durante una prova luci per uno spettacolo, non risparmiò nulla se non i muri perimetrali, privando la città di uno dei teatri più sontuosi d'Europa. Al tempo, la risposta di Ferdinando I fu quasi una sfida al destino. Affidò all'architetto Niccolini l'impresa titanica di ideare un nuovo edificio, così da restituire a Napoli un teatro ancor più prestigioso in meno di un anno. 

Se in queste occasioni tra le fiamme riluceva il volto della fatalità, non sono mancati eventi dove il dolo umano è stato ben più evidente. Si pensi allo scempio della Basilica di Santa Chiara nel 1943. Le fiamme, innescate dalle bombe alleate, arsero per due giorni interi, sciogliendo i marmi e gli stucchi barocchi che avevano decorato l'originale struttura angioina. Il calore fu talmente intenso da cancellare per sempre gli affreschi di Giotto che impreziosivano le pareti, lasciando dietro di sé una nuda pietra che oggi, ironicamente, ammiriamo come purezza gotica. Pochi mesi dopo, la furia distruttrice si spostò a Villa Montesano, dove l'esercito tedesco in ritirata appiccò deliberatamente il fuoco a ottocento casse contenenti i tesori dell'Archivio di Stato. Quella notte non bruciò solo carta, ma la memoria documentaria del Sud Italia. Pergamene della cancelleria angioina e documenti aragonesi sparirono in una colonna di fumo che ancora oggi rappresenta la più grave perdita archivistica d'Europa.

In tempi più recenti, lo spettro del fuoco si è manifestato nuovamente, interessando anche iniziative contemporanee, volte a migliorare concretamente la vita culturale, e non solo, di Napoli. Il rogo (probabilmente di origine dolosa) che coinvolse la Città della Scienza nel 2013 non fu solo un disastro architettonico, ma un attacco frontale alla rinascita di Bagnoli. Quattro padiglioni del polo museale e scientifico furono inceneriti in poche ore, lasciando intatto solo il Teatro delle Nuvole. Infine, la cronaca a attuale ci riporta alla Venere degli Stracci di Pistoletto, nel luglio 2023 ridotta a uno scheletro di metallo e cenere in Piazza Municipio; un atto vandalico compiuto da un singolo, che ha però messo a nudo quanto sia fragile la coesistenza tra l'arte pubblica e il degrado sociale.

Proprio questa vulnerabilità pone oggi interrogativi urgenti sull'efficacia delle misure di sicurezza vigenti. L'incendio del Sannazaro dimostra come le strutture storiche, caratterizzate da materiali organici come legno, velluti e vecchie travi, necessitino di una manutenzione preventiva ancora più capillare, che vada oltre i semplici estintori, puntando su sistemi di domotica avanzata capaci di soffocare le fiamme prima che queste raggiungano il sottotetto. 

Se il panico e la speranza ci spingono già verso il futuro, è però presto per pensare sia alla ricostruzione del Sannazaro che a nuove forme di prevenzione. Le circostanze dell'oggi richiedono infatti, prima di tutto, un nuovo sforzo di resilienza alla città. Così, mentre i soccorritori e i pompieri sono ancora al lavoro a Chiaia, Napoli si prepara di nuovo a fare ciò che sa fare meglio: trasformare il trauma in un'occasione di rinascita, raccogliendo i frammenti della propria storia per ricomporre, una volta di più, la sua eterna bellezza.

Davide Landoni, 17 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Nel 1968, «Lei e Lui - Maria e Michelangelo» trasforma l’intimità di una coppia in un’esperienza condivisa: lo spettatore entra nello specchio e diventa parte di una storia d’amore e di una rivoluzione artistica

Un dipinto del Morazzone - esposto fino al 15 marzo 2026, con ingresso libero, a Fiera Milano - suggerisce che la vittoria più radicale non coincide sempre con il superamento dell’altro, ma con il cambiamento di sé dopo la lotta

Le occasioni di vedere un'opera dell'artista sul mercato si contano sulle dita di una mano; quella di incontrarne una di questo calibro è quasi irripetibile

L’aggiudicazione, pari a quasi venti volte la stima minima del lotto, è arrivata dopo 45 minuti di rilanci, accolta dagli applausi della sala

La lunga e tragica storia tra il patrimonio artistico di Napoli e il fuoco | Davide Landoni

La lunga e tragica storia tra il patrimonio artistico di Napoli e il fuoco | Davide Landoni