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Ritratto del duca de Blacas (1771-1839), Collezione Blacas (particolare)

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Ritratto del duca de Blacas (1771-1839), Collezione Blacas (particolare)

Le peripezie del duca de Blacas tra Francia, Italia e Inghilterra • Una figura da riscoprire

Quattro puntate sulle orme del diplomatico francese e collezionista di antichità ai tempi della Restaurazione che il 18 maggio 1826 intraprese in incognito il suo viaggio nella «Terra dei Vasi» in Puglia 

Daniela Ventrelli

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«Je vais, Monsieur le Baron, faire une petite tournée pour observer quelques monuments antiques et je serai probablement huit ou dix jours sans avoir l’honneur de vous écrire, à moins que quelques affaires importantes ne m’obligeassent à revenir plus tôt que je n’en ai le projet», scriveva così il 18 maggio 1826 l’ambasciatore di Francia, Casimir de Blacas, al barone di Damas.

Il suo obiettivo era «la Pouille», alla ricerca di alcuni precisi oggetti antichi di cui la terra di Ruvo di Puglia, in particolare, era ricca: i «rhyta».  Quei vasi originalissimi a protome zoomorfa, attici e apuli con decorazione a figure rosse ma anche scialbati o «acromi», che nella prima metà dell’Ottocento facevano letteralmente impazzire tutti i collezionisti di antichità e che, evidentemente, elevavano il prestigio di qualunque raccolta di rango come quella che andava formando il nobile francese.

A duecento anni dall’anniversario del viaggio in incognito del duca de Blacas, personaggio di spicco assoluto nell’Europa della Restaurazione, nella «Terra dei Vasi» per eccellenza, la Puglia, ripercorriamo in una «miniserie» di quattro appuntamenti le appassionanti vicende di un grande collezionista d’arte (non solo antica), tra Francia, Italia e Inghilterra.

Pierre-Louis-Jean-Casimir de Blacas d’Aulps nasce ad Avignone nel 1771, secondogenito di una famiglia di antica nobiltà provenzale. Educato con sensibilità e attenzione, alla morte prematura del fratello maggiore, eredita titolo, onori e pare (anche) non pochi oneri finanziari. Poco meno che ventenne, allo scoppio della Rivoluzione, come molti fedelissimi alla monarchia, decide di lasciare la Francia, arruolandosi nell’«Armée des Émigrés». Per dieci anni vive esule in molte città «italiane» dove incontra il futuro re di Francia, Luigi XVIII, di cui diventa ben presto uomo di fiducia.

Il suo primo incarico è quello di ottenere asilo per il re in Russia, a San Pietroburgo, dove sarà primo ministro tra il 1804 e il 1808. Da questo momento è sempre accanto al sovrano e lo seguirà nella sua corte di Hartwell in Inghilterra, fino al 1814. Rientrando a Parigi diventerà «ministre de la Maison du Roi». Il prestigioso incarico, l’enorme potere confidatogli, le difficoltà del momento con l’ultima «incursione» napoleonica in Europa, obbligano il sovrano a cambiargli destinazione.

Stimatissimo dalla famiglia reale, a partire dal luglio 1815, Blacas ne diventa l’avamposto «italiano» come ambasciatore di Francia a Roma e a Napoli. Con varie interruzioni, ricoprirà questo ruolo fino al 1830, quando seguirà il fratello più giovane dei Borbone di Francia, Carlo X, in esilio in Austria. Qui, nel 1838, viene nominato principe dall’imperatore Ferdinando I, morendo a Vienna l’anno dopo, nel 1839. La vita da esule «aisé» che il duca conduce, sin da giovanissimo, diventa la cifra distintiva della sua cultura ecclettica caratterizzata da una grande sensibilità umana e artistica.

Sagace e volitivo, Blacas costruisce una fitta rete di referenti, consiglieri, amici fedeli e riconoscenti, frequentando i salotti più colti e ricchi tra Firenze, Roma e Napoli. Forte di una nuova fortuna economica, ribalta la condanna (faziosa) francese del suo operato a corte durante i famosi «Cent Jours», consolidando la sua natura di esigente collezionista d’arte e generoso mecenate di un’élite culturale internazionale. Sostiene i progetti ambiziosi del giovane Jean-François Champollion, dalla prima spedizione in Egitto fino alla sua nomina a conservatore del Dipartimento di antichità egizie del Louvre nel 1826. Sovvenziona le ricerche dell’archeologo tedesco Theodor Panofka, che darà vita nel 1829 insieme a Eduard Gerhard all’Istituto di Corrispondenza Archeologica di Roma, di cui il duca sarà il primo presidente, incoraggiando studi e pubblicazioni. Avvia cantieri di scavo a Cuma, Nola e Roma, conquista il papa e molti dei suoi cardinali. Le «ministre disgracié» diventa una potenza assoluta nel Bel Paese, godendo di privilegi come nessun’altro dopo Lord William Hamilton. La sua immensa collezione (i cui anni di formazione più intensa sono stati essenzialmente quelli trascorsi in Italia), composta di circa mille gemme, 500 vasi greci, numerosi bronzi, pitture romane, marmi, iscrizioni, migliaia di monete d’oro e d’argento, il famoso Tesoro dell’Esquilino, la Testa di Asclepio da Milo, le antichità egizie, gli oggetti arabi e orientali, una quadreria contemporanea d’eccezione, viene considerata già a suo tempo «l’une des plus belles collections privées d’Europe». Ma, come in ogni storia romanzesca che si rispetti, la mattina del 25 novembre 1866 l’acquisto inatteso e rapidissimo (rispetto alle trattative in corso con il Museo del Louvre) della collezione Blacas da parte del British Museum segna inequivocabilmente l’inizio di un lungo oblio della vita del duca e della sua magnifica raccolta, entrambe meritevoli di una giusta ricollocazione storico-artistica se non per parte francese almeno italiana.

Rhyton apulo a figure rosse, 350 a.C. ca, Collezione Jatta

Daniela Ventrelli, 18 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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