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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliNelle sue ultime dichiarazioni il ministro dello Sport, delle Arti e della Cultura sudafricano, Gayton McKenzie, ha detto che il motivo per cui ha deciso di ritirare l’opera di Gabrielle Goliath dalla partecipazione del Sudafrica alla Biennale Arte di Venezia risiede nel tentativo da parte di «un Paese straniero» di acquistare la stessa. Questo suo «atto patriottico» avrebbe protetto il Padiglione nazionale «dall’essere dirottato da una “potenza straniera” che difendeva il proprio “messaggio geopolitico sulle azioni di Israele a Gaza”», come riporta il settimanale locale «Daily Maverick».
Il nome del Qatar è uscito la scorsa settimana da una fonte israeliana, l’agenzia di stampa «Ynetnews» e, al contempo, l’ambasciatore israeliano in Sudafrica, David Saranga, ha dichiarato al «SA Jewish Report» che «il caso illustra al meglio come le operazioni di influenza contro Israele vengano condotte in ambito culturale da stati con risorse significative».
Il «Daily Maverick» ha ricostruito la vicenda, stabilendo che l’ente in questione, i Qatar Museums (e quindi non lo Stato del Qatar), aveva già perso interesse prima delle dichiarazioni del Ministro (risalenti al 22 dicembre). Interesse che era stato dimostrato nel mese di novembre, quando ancora non era stato annunciato l’artista che avrebbe rappresentato il Sudafrica.
«È prassi comune che i padiglioni siano finanziati da una serie di soggetti, dagli sponsor tecnologici ai collezionisti, dai musei alle gallerie, ecc., ha spiegato Goliath al «Daily Maverick». La narrazione del Ministro tradisce la sua scarsa comprensione dell’economia dell’arte e del funzionamento dei padiglioni della Biennale». E ha rimarcato che «Elegy» è un’opera che risale al 2015, alla quale ha sì recentemente aggiunto un riferimento al conflitto in atto a Gaza, ma non si può sostenere che abbia subìto influenze straniere.
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