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Virtus Zallot
Leggi i suoi articoliIn questo 2026 si celebrano gli ottocento anni dalla morte di san Francesco, santo popolare e amatissimo la cui vita e figura sono state raccontate e indagate innumerevoli volte, per secoli e, con comprensibile concentrazione, in occasione di questo centenario. Veicolo fondamentale e programmatico della sua memoria sono state e sono le immagini: le più conosciute quelle di Giotto nella Basilica Superiore di Assisi ma anche, spesso e purtroppo, le molte recenti «di pochi pregi e di poca spesa» (parole di Paolo VI prese in prestito dall’omelia alla messa degli artisti, celebrata il 7 maggio 1964) che spesso ne restituiscono una versione stereotipata e melensa.
Le fonti storiche e le ricostruzioni successive presentano molti Francesco, persino dissonanti, osservandolo da prospettive e con sguardi (o con occhiali che deformano lo sguardo) diversi ma sempre riconoscendone la modernità, poiché egli pare santo per ogni presente.
Quale Francesco ci è stato tramandato? E quale Francesco abita l’arte medievale? Concepita come una sorta di florilegio, questa serie di «Piccole storie dal Medioevo» suggerirà qualche possibile e parziale risposta e, forse, alcune e ulteriori domande, perché anche la storia dell’arte dedicata al santo è storia che interroga, come il suo protagonista.
Un pensiero affettuoso e grato a Chiara Frugoni, mancata nel 2022, che a san Francesco ha dedicato una vita di studi restituiti in contributi imprescindibili, anche per la storia dell’arte.
Giovan Pietro da Cemmo, «Nascita di san Francesco», fine XV secolo, Bienno (Brescia), Santa Maria Annunciata
Antoni Viladomat, «Nascita di san Francesco», 1729-33, Barcellona, Museo Nazionale dell’Arte Catalana
Nascere in una stalla, come Gesù
Figlio di un ricco mercante di stoffe, Francesco nacque nel 1182: presumibilmente con tutta l’assistenza e tutti i confort a quel tempo possibili. Ad Assisi, tuttavia, è possibile visitare la stalla dove fu partorito, trasformata già a fine XIII secolo nell’Oratorio di San Francesco Piccolino. In preda alle doglie, la madre l’avrebbe raggiunta a imitazione di Maria, istituendo fin dalla nascita la conformità (poi suggellata dalle stimmate) del figlio a Gesù.
Ignorata dalle fonti francescane ufficiali e più antiche, la circostanza è tramandata in diverse varianti: secondo alcune fu la madre stessa a decidere di partorire in stalla; secondo altre fu sollecitata da un misterioso pellegrino nel quale si nascondeva un angelo o lo stesso Gesù. In altre versioni ancora il pellegrino si presentò (o ripresentò) dopo il parto, ottenendo di vedere o abbracciare il neonato a cui preannunciò «sorti grandi e splendide», come scrisse Herman Hesse nel breve racconto Francesco d’Assisi (1904).
La nascita di Francesco è soggetto artistico non frequente e mai autonomo, semmai episodio iniziale di un ciclo: per esempio di quello affrescato (tra il 1450 e il 1452) da Benozzo Gozzoli nell’abside della chiesa (ora Museo) di San Francesco a Montefalco (Perugia). Entro uno spazio unificato, la scena accoglie eventi diversi: a destra, ambientati nella medesima strada urbana, l’annuncio del pellegrino e, con notevole scarto temporale, il giovane Francesco omaggiato da un uomo semplice; a sinistra, la nascita del santo. Quest’ultima avviene entro una sobria ma dignitosissima stanza che solo la presenza dell’asino e del bue declassa a stalla, istituendo nel contempo un’evidente analogia con quella dove nacque Gesù. Anch’essa illustrata in due fasi, la Nascita mostra da un lato la madre in preda alle doglie e sorretta da una levatrice, dall’altro il bagnetto del bambino, come tutti i neonati santi sovradimensionato e capace di mantenersi eretto.
Cappella della Nascita di san Francesco, prima stazione del Sacro Monte di Orta (Novara). Veduta dell’interno, con gli affreschi sulle pareti laterali e, in fondo, l’allestimento della stalla
Giacomo Filippo e Bernardo Monti, «Il pellegrino annuncia la nascita di Francesco e la madre è recata di peso nella stalla», entro il 1615, Orta, Sacro Monte, Cappella della Nascita
La «Nascita di san Francesco» di Giovan Pietro da Cemmo (di fine XV secolo, nella chiesa di Santa Maria Annunciata a Bienno, in provincia di Brescia) presenta i medesimi nuclei narrativi ma un contesto più dinamico e vero. Il piccolo Francesco si erge dalla vaschetta al centro della scena, diventando apice visivo dell’intero ciclo e della parete stessa. Nelle redazioni successive, la scena diventò ancor più credibile, tanto nei protagonisti che nell’ambientazione: come nella tela (1729-33) di Antoni Viladomat presso il Museo Nazionale dell’Arte Catalana di Barcellona, in cui la levatrice che accudisce il neonato è vistosamente matura e dunque esperta, mentre la stalla è davvero stalla. Oltre la porta aperta, in secondo piano, il pellegrino reca il suo messaggio: le sue ali d’angelo (evidentemente invisibili alla donna che lo ascolta) suggeriscono (qui e altrove) un evidente parallelo con l’annuncio alla Vergine, a rinforzare la conformità di Francesco a Gesù.
Concentrata generalmente in un’unica scena (che pure accosta istanti diversi), la raffigurazione della nascita di Francesco trovò espressione insolitamente ampia nella prima delle venti cappelle del Sacro Monte di Orta, interamente dedicato al santo. La cappella della Nascita accoglie infatti i coloratissimi affreschi di Giacomo Filippo e Bernardo Monti e, nella cappelletta/stalla oltre l’arco santo, le statue policrome a grandezza naturale di Cristoforo Prestinari, entrambi realizzati a inizio XVII secolo. Nella stalla è messa in scena una nascita vera. Il realismo di corpi, abiti, espressioni e gesti non intacca tuttavia il neonato: grazioso e persino benedicente come un Gesù bambino, ad anticipare l’Alter Christus che diventerà.
La nascita di Francesco, su cui le fonti francescane e le prime immagini non si soffermarono, acquisì dunque dignità di raffigurazione solo dopo l’invenzione di circostanze che la resero eccezionale. L’arte ne incrementò la valenza rendendo eccezionale anche quel neonato sempre troppo grande, troppo consapevole e troppo bello: come certo non fu e come forse, nella sua umiltà, non avrebbe desiderato.
L’oratorio di San Francesco piccolo ad Assisi, ricavato nella stalla dove il santo sarebbe nato
Cristoforo Prestinari, «Nascita di san Francesco», entro 1610, Orta, Sacro Monte, Cappella della Nascita (particolare)
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