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Coppo di Marcovaldo (attribuito), «L’ascolto del Vangelo», da «San Francesco e storie della sua vita», 1245-50, Firenze, Santa Croce, Cappella Bardi. Francesco è accovacciato a levare i calzari

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Coppo di Marcovaldo (attribuito), «L’ascolto del Vangelo», da «San Francesco e storie della sua vita», 1245-50, Firenze, Santa Croce, Cappella Bardi. Francesco è accovacciato a levare i calzari

Piccole storie dal Medioevo intorno a san Francesco • Stelle bellissime e di tanto splendore

Scegliendo la povertà, il santo rinunciò anche alle calzature. Ciononostante, i piedi deformati dal troppo camminare, sporchi e feriti, sono diventati gloriosi

Scegliendo la povertà, san Francesco rinunciò anche alle calzature: come mostra una delle piccole scene della «Tavola Bardi» (1245-50) dove, dopo aver ascoltato il passo del Vangelo nel quale Gesù invita i discepoli ad andare per il mondo senza «né borsa, né sacca, né sandali», si china a levarle. Altrettanto i primi francescani, come confermano molti testimoni tra cui Tommaso da Celano che, a proposito del cardinale Ugolino, nella Vita prima (1229) scrive: «Lo si vedeva andarsene a piedi scalzi come un frate minore, per portare la pace».

Benché la Regola bollata (1223) li concedesse soltanto a «coloro che sono costretti da necessità», molti tra i nuovi e successivi francescani ricominciarono ben presto a indossare scarpe o sandali, sancendo anche in tal modo la rinuncia all’assoluta povertà praticata e richiesta dal fondatore.

Nella tavola di Bonaventura Berlinghieri (1235) in San Francesco a Pescia, Francesco e i compagni sono ancora scalzi; non più nelle «Storie» della citata «Tavola Bardi» dove (nonostante il particolare riferito in apertura) indossano sottili sandali, testimonianza non solo di una variazione d’uso nel presente ma anche dell’imbarazzo per un pur recente passato. Scalzo è invece il grande santo centrale, icastico e stante.

Bonaventura Berlinghieri, da «San Francesco, miracoli in vita e post mortem», 1235, Pescia, San Francesco. Particolare dei piedi del grande san Francesco centrale

«San Francesco», 1266-72 ca, Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria. Particolare dei piedi

Nel ciclo giottesco della Basilica superiore di Assisi (1290-92) è scalzo solo Francesco, oramai eletto a modello di vita non replicabile, neppure nei piedi. Li mostra nudi anche dopo aver ricevuto le stimmate, per quanto da allora li avesse coperti non solo per proteggerle ma anche, e soprattutto, per non esibirle. Nella Vita seconda (1247), Tommaso da Celano ricorda che «per non lasciare vedere i piedi, portava calzerotti di lana dopo aver posto sulle ferite una pelle per mitigarne la ruvidezza». Narra inoltre di un compagno che, avendole intraviste, chiese a Francesco che cosa fossero. Il santo rispose: «Pensa ai fatti tuoi».

Nelle numerosissime raffigurazioni dell’impressione delle stimmate (episodio illustrato sia come scena autonoma che nei cicli), cinque raggi luminosi trasferiscono a mani, piedi e costato del santo le ferite del Cristo crocifisso, secondo schemi iconografici magistralmente indagati da Chiara Frugoni.

Secondo le fonti francescane, la straordinaria evenienza non produsse lacerazioni ma chiodi di carne, come escrescenze scure. Priva di profondità, l’arte duecentesca le raffigurò come piccoli tondi neri o bruni disegnati sul palmo delle mani e sul dorso di piedi, altrettanto piatti: così, tra i moltissimi esempi, nel grande santo centrale della «Tavola Bardi» o in quello di Bonaventura Berlinghieri, nella tavola (1235) in «San Francesco» a Pescia; oppure nel santo (1266-72 ca) conservato presso la Galleria Nazionale dell’Umbria, a Perugia.

Maestro di San Francesco, «Crocifisso con san Francesco», 1272, Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria. Particolare del piccolo santo ai piedi del Crocifisso. Le stimmate di entrambi sono perfetti tondi bruni

Giotto, «Morte di san Francesco», 1317-25, particolare, Firenze, Santa Croce, Cappella Bardi. Sul dorso del piede visibile, lo stigma è raffigurato come un bottone bruni

La conformità anche fisica di san Francesco a Cristo fu ribadita nella tipologia iconografica con il santo, piccolissimo, alla base del Crocifisso. L’analogia anche formale dei loro piedi (così vicini) è confermata, tra i numerosi casi, nella splendida croce dipinta (1272) attribuita al Maestro di San Francesco e conservata a Perugia, nella Galleria Nazionale dell’Umbria.

Celate in vita, le stimmate furono pubblicamente rivelate alla morte del santo e «non incutevano orrore a chi li contemplava, bensì conferivano molto decoro e bellezza, come pietruzze nere in un pavimento bianco» (Tommaso da Celano, Vita prima). Il realismo giottesco si misura anche nel modo in cui le raffigurò, conferendo loro consistenza volumetrica e interpretandole come bottoni bruni. Altrettanto, per esempio, Carlo Crivelli nella «Madonna con i santi Francesco e Sebastiano» (1491) alla National Gallery di Londra, dove Francesco indossa sandali conformati in modo da non coprirle. Molti pittori inventarono infatti calzature apposite, talora improbabili, per calzare il santo senza velare il dorso dei piedi, incorniciando ed evidenziando ciò che egli sempre aveva nascosto.

Nel tardo Medioevo, inoltre, le stimmate furono spesso raffigurate non come chiodi di carne ma come ferite rotonde rimarginate o sanguinanti. Esse, inoltre, non di rado emettono raggi luminosi, capaci persino di attraversare la veste quando questa, troppo lunga, le nasconde.

Ornati di «stelle bellissime e di tanto splendore» (Fioretti), i piedi santi deformati dal troppo camminare, sporchi e feriti, sono diventati gloriosi.

Giovan Pietro da Cemmo, «San Francesco», fine XV secolo, Esine (Brescia), Santa Maria Annunciata. Il particolare mostra il piede con lo stigma sanguinante incorniciato dalla calzatura, conformata in modo da non celarlo

Lorenzo Monaco, «San Francesco», dal «Trittico di San Procolo», 1410-15, Firenze, Galleria dell’Accademia. Il particolare mostra che le stigmate emettono raggi luminosi

Virtus Zallot, 27 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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