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Agnolo Gaddi, «Penitenza di san Giuliano» ,1393-96 ca, Monaco di Baviera, Alte Pinakothek

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Agnolo Gaddi, «Penitenza di san Giuliano» ,1393-96 ca, Monaco di Baviera, Alte Pinakothek

Piccole storie (di viaggi) dal Medioevo • Osti imbroglioni e buoni cristiani

All’epoca poteva capitare di ritrovarsi nel letto sorprese molto gradite oppure orripilanti

Su un capitello (1125-45) conservato nella Sala Capitolare di Saint-Lazare ad Autun i tre magi dormono, presumibilmente in una locanda, entro un unico letto che fatica a contenerli. Lo scultore Gislebertus lo ha ribaltato e deformato al fine di evitare sovrapposizioni, per mostrare interamente le loro teste accostate e, a garanzia di riconoscibilità, coronate. La scena non stupiva l’osservatore medievale, abituato all’affollamento e alla promiscuità sia nei letti domestici che in quelli offerti per carità o a pagamento: anche nelle locande dove, al fine di aumentare i guadagni, i gestori vi stipavano più ospiti possibili, oltre a non curarne la pulizia e ad allestire giacigli improvvisati. Gli osti romani, si lamentava Buccio di Ranallo (1294-1363), raddoppiavano le tre persone per letto considerate evidentemente normali e facevano pagare persino le postazioni sul pavimento. 

Non avevano dunque motivo di lamentarsi né i magi di Autun né le tre ragazze povere a cui san Nicola donò le palle d’oro, raffigurate mentre dormono (o si apprestano a coricarsi) insieme: come nella tavola (1325-50) di Ambrogio Lorenzetti al Louvre e come mia madre (bambina e ragazza) con le due sorelle.

La condivisione del letto, anche con estranei, è in molte novelle pretesto narrativo di situazioni comiche o imbarazzanti, oppure di incontri sessuali programmati o inattesi. Altrettanto le speculazioni degli osti. Nel Decameron (1349-51) Boccaccio narra di Alessandro, che dovette coricarsi sopra i cassoni per il grano ma finì nel letto di un giovane abate (in effetti una bellissima ragazza)… e non dormirono! Nel Trecentonovelle (1392-1400 ca) Franco Sacchetti racconta del viaggiatore giunto a sera in una locanda al completo. «Fa’ e acconciati il meglio che puoi, ché altre letta o altra camera non ho», gli concesse l’oste. Il poveretto si infilò in un letto già occupato, per scoprire con orrore che il suo vicino, per nulla reattivo, dormiva ma del sonno eterno. Quattro cacciatori finirono invece in un unico letto «che aveva coltricetta cattiva, che parea piena di gomitoli, e di penna d’istrice con uno copertoio tutto spampanato».

Non saranno stati di migliore qualità quelli della locanda da cui si allontana il viandante di Hieronymus Bosch, nella tavola (1510) al Museum Boijmans-Van Beuningen di Rotterdam. La struttura appare infatti malconcia come i suoi frequentatori. 

Gislebertus, «Il riposo dei re magi», 1125-45, capitello proveniente dall’attigua chiesa, Autun, chiesa di Saint-Lazare, Sala Capitolare

Ambrogio Lorenzetti, «La carità di san Nicola», 1325-50, Parigi, Musée de Louvre

I viaggiatori poveri potevano comunque sperare nella carità dei buoni cristiani, cui le Opere di misericordia corporale richiedevano di alloggiare i pellegrini, di dar da mangiare agli affamati e di offrire da bere agli assetati. Significativamente, in molte raffigurazioni affamati e assetati sono comunque abbigliati ed equipaggiati da pellegrini: come nelle Opere di Misericordia del XV secolo conservate alla Galleria Nazionale di Parma. In quelle scolpite da Benedetto Antelami sullo stipite della Porta del Redentore, nel Battistero della stessa città, il pellegrino è un povero appoggiato alla stampella. La scritta sottostante recita: «Seguendo questo esempio apri la tua porta ai forestieri». 

In modo esemplare, tale sollecitazione fu messa in pratica da san Giuliano Ospedaliere e da sua moglie. Come racconta una Vita trecentesca, per espiare il grave omicidio dei genitori il santo «fece fare un ospedale, a la riva d’uno fiume molto dubitoso e pericoloso, e all’entrata di una grande foresta molto scura»; aiutava inoltre i passanti ad attraversare il fiume, mentre la moglie cucinava e «servia e facea ogni vassallaggio a’ poveri che v’albergavano, col marito suo insieme». Agnolo Gaddi, in una piccola tavola (1393-96 ca) conservata alla Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, ha raffigurato infatti la donna dentro l’ospizio, mentre Giuliano si carica sulle spalle un viandante e lo traghetta oltre il fiume.

I viandanti potevano inoltre contare sull’accoglienza dei monaci, attrezzati per ospitare sia i poveri che i viaggiatori di rango, nelle foresterie o in apposite suites. Tale servizio si rinnova ancor oggi, nei monasteri che offrono camere con poche o molte stelle ma comunque entro la storia e dentro la storia dell’arte, in location di charme.

«Alloggiare i pellegrini», dalle «Opere di Misericordia, metà del XV secolo, Parma, Galleria Nazionale

Virtus Zallot, 31 luglio 2025 | © Riproduzione riservata

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Autore di una celebre e fondamentale Cronaca, narra di grandi avvenimenti storici, ma anche di pettegolezzi, e di pulci. Sullo sfondo, la costruzione della cattedrale e del battistero di Parma e la fioritura dei Comuni italiani

 

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Nelle locande medievali, si rischiava di essere serviti non a tavola ma sulla tavola, come pietanza. E anche di passare dalla tavola alla forca

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