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Una veduta della loggia del Padiglione centrale riqualificato dal Ministero della Cultura

Foto: Giuseppe Miotto, Marco Cappelletti. Courtesy La Biennale di Venezia-MiC

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Una veduta della loggia del Padiglione centrale riqualificato dal Ministero della Cultura

Foto: Giuseppe Miotto, Marco Cappelletti. Courtesy La Biennale di Venezia-MiC

Restaurata nel segno dell’accoglienza la sede della prima Biennale di Venezia

Il Padiglione Centrale ai Giardini è stato oggetto di lavori di riqualificazione per sedici mesi grazie a un contributo di 31 milioni di euro del Ministero della Cultura

Veronica Rodenigo

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Una luce accecante si è riverberata sulla bianchissima facciata del Padiglione Centrale ai Giardini della Biennale nella giornata dedicata alla presentazione della sua complessiva riqualificazione appena ultimata. Non c’è stato spazio per le recenti polemiche legate alla delicata situazione internazionale (inerenti al ritorno della partecipazione russa) né per gli altri strascichi che nelle ultime settimane hanno oscurato l’intimo e meditativo messaggio contenuto nel titolo di questa Biennale Arte 2026 («In Minor Keys») che invita a un ascolto «in tonalità minore» del nostro presente mediato da una partitura collettiva di 111 partecipanti. L’accidentale incendio della copertura del Padiglione serbo, presto domato, che ha animato le cronache di mercoledì 18 marzo, è oramai lontano.

L’attenzione è stata tutta rivolta alla felice conclusione dell’intervento «più impegnativo e sfidante» del Progetto di Sviluppo e Potenziamento de La Biennale di Venezia (che include ben 22 opere per un finanziamento complessivo di 170 milioni) nell’ambito del Piano Nazionale per gli Investimenti Complementari (Pnc) al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr): il restauro e la riqualificazione del Padiglione Centrale nella cui originaria struttura venne ospitata la prima esposizione Internazionale d’Arte. Sedici mesi di lavori per 31 milioni d’investimento nel rispetto del cronoprogramma. Un intervento seguito dal Settore Progetti Speciali della Biennale (diretto da Arianna Laurenzi e coadiuvata da Cristiano Frizzerle) e sviluppato da Buromilan, Labics e Fabio Fumagalli.

Assente il ministro Giuli (in sua rappresentanza il vice capo di Gabinetto del Ministero della Cultura, Valerio Sarcone). Presenti Alberto Stefani (alla guida della Regione Veneto), il Sindaco Luigi Brugnaro e i due predecessori dell’attuale presidente dell’Istituzione veneziana, Paolo Baratta e Roberto Cicutto, accanto a Pietrangelo Buttafuoco che ha rimarcato la valenza dell’intera operazione, il rispetto dei tempi, la stratificazione degli interventi succedutisi negli anni e ha ringraziato in particolare il primo cittadino per il pieno appoggio sempre dimostrato all’istituzione. Brugnaro ha chiosato: «A Venezia continuiamo una tradizione di diplomazia e apertura perché è così che si crea la pace».

Riqualificati per la prima volta nella loro storia secondo un intervento integrale e un disegno unitario e liberi dall’abituale presenza di opere e installazioni, gli spazi producono un effetto straniante. Introdotti dalla sala ottagonale sovrastata dalla cupola affrescata da Galileo Chini (1909) si incede in una successione di white box cui fa da netto stacco cromatico il nero della copertura in legno a capriate percorsa da lucernari e connotata da tiranti in acciaio, completamente rifatta, se si escludono la struttura portante della Sala 10 e la Sala Chini. Interamente consolidata anche la muratura perimetrale mentre la «reinvenzione» contemporanea di Studio Labics rivede i percorsi interni, instaura un dialogo verso l’esterno attraverso nuove aperture vetrate, cela gli impianti anche dietro pareti in alluminio alveolare che enfatizzano i passaggi di collegamento tra sequenze spaziali e crea due nuove logge esterne: strutture che s’ispirano poeticamente alle altane destinate a enfatizzare il rapporto con il paesaggio circostante. Un approccio di riscrittura che rifiuta il «gesto imperativo» preparandosi ad accogliere il flusso della prossima Biennale. 

Vista giardino del Padiglione centrale riqualificato dal Ministero della Cultura. Foto: Marco Cappelletti. Marco Cappelletti Studio. Courtesy La Biennale di Venezia

Sotto la loggia del Padiglione centrale riqualificato dal Ministero della Cultura. Foto: Marco Cappelletti. Marco Cappelletti Studio. Courtesy La Biennale di Venezia

Veronica Rodenigo, 20 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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