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Redazione
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La pubblicazione di documenti provenienti dagli archivi digitalizzati del Museum of Modern Art (MoMA) di New York e rimasti inediti per decenni ha riportato a galla, con dettagli che non erano noti, un episodio eclatante della censura artistica nella Spagna franchista. I materiali fanno luce sul tentativo del regime nel dopoguerra di strumentalizzare l’arte astratta internazionale, adattandola alla propria narrazione politica. Una censura fatta non solo di divieti espliciti, ma anche di trattative, silenzi e compromessi diplomatici. A ricostruire i fatti, che coinvolsero un protagonista dell’Espressionismo Astratto americano come Robert Motherwell, è Josep Massot su «El País».
Nel 1958 Motherwell ed Helen Frankenthaler, erano in viaggio di nozze in Spagna. Robert partecipava con cinque dipinti alla mostra itinerante del MoMA «The New American Painting» che per la prima volta presentava l’arte astratta americana a Madrid. L’esposizione avrebbe influenzato profondamente una generazione di artisti spagnoli, come ripercorre la mostra «Miró e gli Stati Uniti» attualmente in corso alla Fundació Joan Miró di Barcellona in cui sono esposti anche dipinti della coppia.
Il casus belli fu la richiesta delle autorità franchiste di modificare il titolo di una delle opere di Motherwell, «Elegy to the Spanish Republic No. 35», considerato politicamente inaccettabile, trasformandolo in un innocuo «Elegy» o addirittura «Painting». Il pittore rifiutò nettamente, essendo la serie «Elegy to the Spanish Republic», nelle sue intenzioni, un omaggio a una causa giusta brutalmente repressa. Il direttore del MoMA René d’Harnoncourt fu chiaro: senza il consenso dell’artista, il titolo non poteva essere cambiato, e l’opera andava rimossa.
I giorni successivi, molto tesi, furono un susseguirsi di telegrammi e lettere. Motherwell arrivò a chiedere il ritiro di tutte le sue opere dalla mostra di Madrid, rifiutando qualsiasi compromesso. Mentre l’ex direttore Alfred H. Barr cercava di minimizzare i rischi, il MoMA optò per una soluzione diplomatica: rimuovere solo l’opera incriminata per evitare uno scandalo che avrebbe potuto colpire anche gli artisti e i curatori spagnoli coinvolti.
Gli archivi rivelano però il «doppio gioco» condotto dall’allora direttore dei programmi internazionali del MoMa, Porter McCray, che tentò di contenere il conflitto senza informare fino in fondo tutte le parti. Alla fine Motherwell cedette, desideroso di non trascinarsi dietro la controversia durante la luna di miele. In risposta simbolica, Frankenthaler dipinse due tele intitolate «Madrid»: una luminosa e una segnata da oscure X, interpretabili come riferimento alla cancellazione e alla censura.
I documenti ora pubblicati mostrano inoltre come il regime franchista cercasse di occultare il rifiuto di artisti come Antoni Tàpies e Antonio Saura di partecipare alle mostre ufficiali, mentre la Spagna tentava di presentarsi all’estero come Paese libero e culturalmente aperto. Saura denunciò apertamente l’ipocrisia di un sistema che promuoveva un’arte nata in opposizione al regime stesso.
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