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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliA meno di tre mesi dall’inizio dei lavori, si è concluso il restauro della pavimentazione in commesso marmoreo e mosaico lapideo al di sotto della cupola della Basilica di San Gaudenzio a Novara, un pavimento che venne realizzato tra il 1838 e il 1839, in adempimento del legato testamentario del cardinale Cacciapiatti, illustre benefattore della città, su disegno di Pelagio Palagi.
I lavori di ripristino sono stati affidati agli specialisti del Consorzio Arkè, operanti sotto la direzione tecnica della restauratrice Maria Chiara Ceriotti. L’intervento ha risolto diverse criticità conservative, riportando il mosaico a una completa stabilità strutturale e a una piena leggibilità. Il processo ha seguito diverse tappe: • la ripulitura per rimuovere i depositi superficiali e le patine che alteravano i colori naturali delle pietre; • il consolidamento, per fissare le tessere instabili e rinforzare la malta di allettamento; • l’integrazione, un lavoro meticoloso per colmare eventuali lacune nel rispetto totale delle geometrie e dei materiali originali.
Per evitare che l’usura e il calpestio possano vanificare il lavoro svolto, la Fondazione Fabbrica Lapidea di San Gaudenzio, presieduta da Matteo Caporusso, ha definito un protocollo di tutela innovativo. In occasione di concerti o eventi culturali compatibili con la sacralità del luogo, il mosaico verrà tutelato da una speciale schermatura urtoassorbente. È un sistema articolato in moduli assemblabili, paragonabili a un puzzle, concepiti per attutire carichi meccanici, vibrazioni e sollecitazioni. Questa soluzione mira a un delicato equilibrio: permettere alla cittadinanza di godere della Basilica come spazio di cultura senza mettere a rischio la fragilità del restauro appena concluso.
Il restauro è frutto di una sinergia tra enti locali e regionali. La sovvenzione è giunta dalla Regione Piemonte, grazie all’impulso dell’assessora alla Cultura Marina Chiarelli. Un ruolo primario è stato svolto anche dal Comune di Novara e dal suo Ufficio Cultura, che hanno operato in costante sintonia con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, il cui supporto tecnico-scientifico è stato fondamentale per la decisione sulle scelte metodologiche. L’intervento poi non avrebbe avuto luogo senza la collaborazione della parrocchia di San Gaudenzio: il parroco, monsignor Renzo Cozzi, ha contemperato le esigenze del cantiere e la quotidiana funzione liturgica della Basilica, garantendo che la tutela del bene culturale procedesse di pari passo con la vita spirituale della comunità novarese.
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