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Margherita Panaciciu
Leggi i suoi articoliIl prossimo 16 giugno, alle ore 10, Koller Auctions presenterà a Zurigo l’attesa vendita Asian Art: Himalaya, China, un’importante selezione di oltre 300 lotti che attraversano più di mille anni di arte asiatica, tra raffinati bronzi buddhisti, porcellane imperiali, thangka tibetani, giade, smalti cloisonné e monumentali terracotte della dinastia Tang. L’asta si distingue per l’eccezionale qualità curatoriale e per la presenza di opere rare provenienti da collezioni private europee di lungo corso, con stime che raggiungono i 80mila franchi svizzeri. A emergere sono soprattutto i lavori capaci di coniugare valore storico, provenienze prestigiose e straordinaria qualità esecutiva.
Tra i top lot della vendita spicca senza dubbio una raffinata figura in rame dorato dello Shakamuni Buddha di epoca Yuan (lotto 117), databile agli inizi del XIV secolo e stimata 50mila-80mila franchi svizzeri. L’opera, pubblicata nel volume Dynasties and Identities di Robert R. Bigler, rappresenta un raro equilibrio tra sensibilità cinese, tibetana e nepalese. Il volto meditativo, la complessa lavorazione del trono a loto e l’iscrizione votiva sul retro ne fanno una testimonianza di altissimo livello dell’arte buddhista tibeto-cinese. Di forte impatto museale è anche una monumentale figura di cammello bactriano in terracotta invetriata sancai della dinastia Tang (618–907; lotto 286), alta quasi 85 centimetri e stimata 30mila-50mila franchi svizzeri. La poderosa figura, con il muso aperto e il collo sollevato, reca ancora la brillante invetriatura policroma verde, ambra e crema tipica della migliore produzione Tang. Proveniente dalla storica Ortolani Collection di Montevideo e successivamente passata da Christie’s Londra nel 2019, l’opera è accompagnata da test di termoluminescenza Oxford Authentication che ne confermano l’antichità.
Altro pezzo di assoluta rarità è il lotto 185, un raro incensiere imperiale a forma di uccello canoro realizzato in bronzo dorato e smalti champlevé durante il regno Qianlong nel XVIII secolo. Stimato 30mila-50mila franchi svizzeri, l’oggetto sorprende per la sofisticata concezione naturalistica e per la brillante policromia degli smalti blu, turchesi, rossi e gialli. A differenza dei più comuni bruciaincenso imperiali modellati come creature mitologiche, questo raffinato volatile posa su una base rocciosa con eleganza quasi pittorica, riflettendo il gusto Qing per il genere huaniao, «uccelli e fiori». Sempre nell’ambito delle arti decorative imperiali, l’asta propone un vaso esagonale in rame dorato e smalti cloisonné del XVIII secolo (lotto 184), valutato tra 18mila e 25mila franchi svizzeri. Dotato di anse a fenice e marchio Qianlong alla base, il vaso testimonia la raffinatezza raggiunta dalle officine imperiali Qing nella lavorazione degli smalti. L’arte himalayana trova uno dei suoi vertici nell’imponente thangka raffigurante Karma Pakshi, secondo Karmapa (1204-1283), lotto 158, immerso in una composizione dorata popolata da 107 sue effigi. L’opera, proveniente dalla collezione dello studioso Adriano Moscatelli, discepolo del XVI Karmapa e coautore di un importante volume sulla medicina tibetana (20mila-30mila franchi svizzeri) e costituisce un documento spirituale oltre che artistico di straordinario interesse.
Figura di cammello bactriano in terracotta invetriata sancai della dinastia Tang (618–907; lotto 286) stimata 30mila-50mila franchi svizzeri. Courtesy of Koller
Vaso esagonale in rame dorato e smalti cloisonné del XVIII secolo (lotto 184), valutato tra 18mila e 25mila franchi svizzeri. Courtesy of Koller
Di grande intensità spirituale anche una rara figura in lega di rame dorato raffigurante Guhyasamaja Yab-Yum, lotto 107, proveniente dal Tibet o dal Sikkim e databile al XVI secolo. La scultura, ornata da piccoli turchesi e caratterizzata da espressioni di delicata intimità, appartiene all’iconografia tantrica più sofisticata dell’arte buddhista himalayana. Tra le opere più raffinate emerge invece un rarissimo vaso bronzeo a forma d’anatra con intarsi in oro e argento, databile alla dinastia Song (lotto 170). La superficie scura della lega metallica è animata da motivi arcaizzanti in metalli preziosi, mentre la silhouette elegante dell’animale rivela l’altissimo livello raggiunto dalla metallurgia cinese medievale.
Particolarmente scenografico è anche il lotto 234 (40mila-60mila franchi svizzeri), una grande scultura in corallo rosso cinese degli anni Trenta del Novecento, scolpita con figure femminili, peonie, scimmie e personaggi di corte. Con un peso superiore ai cinque chilogrammi e una lunghezza di oltre mezzo metro, l’opera riflette il lusso decorativo della Cina repubblicana e la tradizione delle grandi sculture in corallo destinate alle élite collezionistiche. Accanto questi manufatti, il catalogo ne presenta numerosi altri con stime comprese tra i 10mila e i 20mila franchi svizzeri che testimoniano l’ampiezza e la qualità della selezione proposta.
Tra queste figura un raro vaso «guan-type» a forma di pera con marchio Yongzheng e del periodo (15mila -20 mila franchi), caratterizzato da una elegante invetriatura craquelé grigio-bluastra (lotto 313). La delicatezza della superficie e il richiamo alle ceramiche Song reinterpretate in epoca Qing rendono questo piccolo vaso una delle porcellane più raffinate della vendita. Di particolare eleganza è anche uno scettro in giada ruyi tardo Qing, scolpito con motivi augurali di pesci e pipistrelli, simboli tradizionali di prosperità e fortuna (lotto 224). La traslucenza della pietra e la qualità dell’intaglio ne fanno un raffinato oggetto da studio. La sezione himalayana include inoltre una figura della Tara Bianca (lotto 111) proveniente dal monastero di Tashilhunpo, importante centro della scuola Gelugpa. La dea protettrice, riconoscibile dagli occhi supplementari su mani e piedi simbolo di compassione universale, è resa con notevole grazia formale.
Importanti anche i bronzi tibetani più antichi, come un Amitayus in stile Pala dell’XI/XII secolo dalla superficie dolcemente consumata dal tempo (lotto 103) e una rara triade di Padmasambhava affiancato dalle consorti Yeshe Tsogyal e Mandarava, della tradizione Nyingma tibetana (lotto 106). Tra i dipinti religiosi si segnalano inoltre una rara thangka Bonpo del XVI secolo raffigurante Drenpa Namkha circondato da maestri e dakini (lotto 156) e una grande thangka nepalese di Amoghapasha (lotto 150), forma multi-braccio di Avalokiteshvara, immersa in una complessa iconografia tantrica. La produzione Tang è ulteriormente rappresentata dal lotto 284, un cavallo sancai finemente modellato e invetriato in tonalità ocra, verdi e brune, esempio della celebre arte funeraria della Cina cosmopolita del VII-VIII secolo, e dal lotto 285, un altro cavallo sancai in smalto ambrato dalla posa vigorosa e naturalistica. Tra gli oggetti più curiosi e simbolicamente potenti figurano anche due preziose dzi bead himalayane (lotti 146 e 147), amuleti in agata associati alla protezione spirituale e alla fortuna, molto ricercati dal collezionismo asiatico contemporaneo.
Degni di nota sono inoltre il lotto 118, una rara figura in bronzo dorato di Ratnasambhava del XV secolo, il lotto 120 dedicato a un Changkya Hutuktu tibeto-cinese del XVIII secolo e il lotto 124, una raffinata figura di Amitabha della scuola mongola Zanabazar, esempio della straordinaria sintesi tra eleganza formale e spiritualità meditativa sviluppata nella Mongolia buddhista del Settecento.Completano questa selezione di esemplari dell’asta un piccolo ma prezioso vaso cloisonné del periodo Qianlong decorato con zucche e farfalle su fondo turchese, una raffinata pittura buddhista Ming raffigurante Manjushri incoronato su trono leonino, una grande lampada rituale tibetana damaschinata in oro e argento e una notevole figura tibetana repoussé in rame dorato alta cinquanta centimetri.
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