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Letizia Riccio
Leggi i suoi articoliUno dei film più amati di David Lynch (Missoula, 1946-Los Angeles, 2025), «The Elephant Man», torna nelle sale italiane da lunedì 16 a mercoledì 18 giugno. Si tratta del terzo appuntamento della rassegna «The Big Dreamer. Il cinema di David Lynch», organizzata dalla Cineteca di Bologna e dalla società di distribuzione e produzione Lucky Red; a metà maggio era stato proiettato «Cuore Selvaggio» (1990) e, a fine mese, il primo lungometraggio del regista, «The Eraserhead» (1977). «The Elephant Man» (1980), prodotto da Mel Brooks, segna l’uscita del regista statunitense dall’ambiente underground e un primo passo verso le produzioni hollywoodiane. Un film molto amato dal pubblico e dalla critica, e, in quanto allo stile, è forse un unicum nella poetica di Lynch.
La trama verte sull’incontro tra John Merrick, l’uomo elefante, interpretato dall’attore inglese John Hurt (Chesterfield, 1940-Cromer, 2017), e il medico Frederick Treves, un Anthony Hopkins che con questo ruolo realizzerà un decisivo scatto in avanti nella sua lunga carriera. Entrambi i personaggi sono esistiti realmente nel periodo dell’Inghilterra Vittoriana, sfondo ideale per una storia di vera discriminazione, quando la deformità fisica era tabù, ma anche oggetto di scherno e di sfruttamento. Nel cast, Anne Bancroft (New York, 1921-2015), nei panni di un’attrice che si appassiona alle vicende di Merrick, esercitando un certo fascino sul giovane malato; l’episodio è tratto dalla biografia di John e rende la vicenda ancora più toccante. Alla fine degli anni settanta del Novecento, un testo teatrale basato sul libro del Dottor Treves, The Elephant Man and other reminiscences (1923), venne messo in scena e interpretato da David Bowie.
La pellicola che verrà proiettata nei prossimi giorni è in versione restaurata in 4K, un intervento operato nel 2020 da StudioCanal con la supervisione dello stesso Lynch, in occasione dei quarant’anni dall’uscita del film. La nuova risoluzione esalta la scelta del bianco e nero, che il direttore della fotografia Freddie Francis spiegò così: «Per me è stata una delizia lavorare in bianco e nero; ho una mia teoria balorda sulle storie ambientate nell’epoca vittoriana: siccome quella è stata davvero l’alba dell’era fotografica, credo fermamente che un pubblico che veda un film vittoriano con la fotografia in bianco e nero la accetti inconsciamente come l’atmosfera originale. La Londra degli anni quaranta dell’Ottocento era piuttosto tetra» (David Lynch. Perdersi è meraviglioso, Minimum fax, 2012).
La rassegna sul cinema di David Lynch prosegue poi a settembre con altri importanti titoli del regista: «Velluto blu» (1986), con Isabella Rossellini, «Fuoco cammina con me» (1992), il film sulla saga televisiva di «Twin Peaks», «Strade perdute» (1996), «Una storia vera» (1999), «Mulholland Drive» (2001) e «Inland Empire» (2006).
La locandina del film
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