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Achille Bonito Oliva
Leggi i suoi articoliCertamente Umberto Allemandi non è stato il governatore del sistema dell’arte, sprovvisto com’era di sfrenatezze o ambizioni di potere. Semmai era il governante di questo sistema, capace come è stato di indicare con buona educazione e suggerire codici di comportamento validi per tutti e dunque utili ad assicurare confronto culturale e coesistenza pacifica.
Come direttore di «Bolaffi Arte» prima, successivamente anche editore de «Il Giornale dell’Arte» e dell’omonima casa editrice, ha portato nel multimunicipale clima dell’arte italiana uno stile sabaudo, fatto di disciplina e discrezione, prudenza e lungimiranza che gli hanno permesso di conquistare una supremazia morale ormai riconosciutagli da tutti.
Personalmente gli debbo il riconoscimento di essere stato alcune volte nei miei confronti un garbato precettore, portatore di precetti riguardanti il bon ton indispensabile ad ogni confronto e scontro culturale. Inoltre ricordo ancora nel 1975 la pubblicazione anticipata del mio Europa-America. Le avanguardie diverse, numerosissime interviste con belle foto in copertina su «Vernissage», cataloghi e il libro Conversation Piece (dialoghi immaginari) e quelli reali raccolti in L’arte e le sue voci.
Anche la mia rubrica in prima pagina de «Il Giornale dell’Arte», «Il tallone di Achille», ha beneficiato di un’attenzione certamente non da direttore frontale ma di morigeratore occulto, che non ama fustigare piuttosto suggerire. Garbo, discrezione e trasparenza nell’informazione sono il frutto di uno stile collettivo di un gruppo di lavoro che ha saputo metabolizzare senza rassegnazione ma con inevitabile ironia il lato umbertino di Umberto Allemandi.
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