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Gallerie

Artissima extra large ma molto sexy

Record di gallerie e il desiderio come tema della mostra collaterale

«Untitled - Femina Subtetrix» (2017) di Larisa Crunteanu, presentata dalla galleria Anca Poterasu di Bucarest

Torino. Artissima si allarga in sede e in città. All’Oval, dal 31 ottobre (data dell’inaugurazione su invito) al 3 novembre, sono 208 (mai così tante) le gallerie partecipanti, contro le 189 dello scorso anno. In centro città, invece, torna la mostra collaterale: intitolata «Abstract Sex. We don’t have any clothes, only equipement», è ideata dalla direttrice della fiera Ilaria Bonacossa, dal gallerista Guido Costa e da Lucrezia Calabrò Visconti, curatrice indipendente.

Il tema è la lotta tra desiderio e censura, il primo presente nelle opere d’arte contemporanea esposte da Jana, storica boutique torinese (tra i suoi clienti, Mario Merz e Alessandro Baricco), in via Maria Vittoria. Quanto alla censura, il riferimento va ai moderni braghettoni che sul web coprono le nudità anche della pittura antica.

A proposito di censura, la mostra è vietata agli under 18. L’algoritmo di Facebook, per non restare indietro, ha bloccato il video promozionale di Artissima (pieno di buchi forse per ammiccare al voyeurismo, attività comune al sesso e alla percezione di un’opera d’arte) per la presenza di un «nudo implicito».

La Lega, attualmente alla presidenza della Regione, non ha sinora obiettato nulla al focus sul Medio Oriente «Hub Middle East», che consiste nella presenza tra gli stand di gallerie egiziane, israeliane, iraniane e degli Emirati Arabi e di collezionisti e curatori di un’area in cui l’arte mette d’accordo Islam ed ebraismo.

Altra mostra esterna è quella allestita alle Ogr - Officine Grandi Riparazioni, curata da Vittoria Martini: «Artissima Telephone» spiega come il telefono possa essere un mezzo espressivo quando si tratta di arte sonora. Le opere anche qui sono comunque in vendita.

La struttura della fiera mantiene il suo assetto: accanto alla sezione principale è confermata «Back to the Future», con la partecipazione di 19 gallerie impegnate nella riscoperta di artisti storicizzati da riscoprire. Siccome è la decima volta che viene allestita questa sezione, stavolta non sarà soltanto una carrellata di veterani: Artissima ha infatti attivato uno studio sull’andamento del mercato e sulle occasioni espositive relativamente agli artisti che sino a ora sono stati coinvolti in questa sezione.

Altre conferme sono «Present Future», dedicata ai giovani artisti (20) rappresentati da 22 gallerie; «Dialogue», ovvero 30 stand in cui vengono posti a confronto due artisti; «Disegni», composta da 21 gallerie e altrettanti artisti.

Ci sono poi un settore riservato alla grafica d’arte e ai multipli (incluso uno stand della Treccani, che con Artissima collabora alla creazione, anno dopo anno, di edizioni d’artista, e Andreotta Calò, Anselmo, Massimo Bartolini, Icaro, Tosatti e Marinella Senatore sono gli autori di quelle attualmente in lavorazione) e un altro dedicato alle «New Entries», con 20 gallerie emergenti.

Sei i premi da assegnare a gallerie e artisti espositori nelle diverse sezioni (illy, Fondazione Sardi per l’arte, Irinox, Campari, Museo Ettore Fico e Ogr ne sono i finanziatori e/o promotori); come al solito elevata la percentuale di espositori stranieri (il 62%).

Provaci ancora Giò
Artissima è l’unica mostra mercato d’arte contemporanea il cui marchio è di proprietà pubblica, facendo capo alla Fondazione Torino Musei, e con un budget in parte coperto dagli enti pubblici (Regione e Comune). Questa è probabilmente una delle cause per cui Artissima non ha mai compiuto il passo decisivo per puntare a una più marcata identità mercantile.

Al contrario, ha optato per una doppia anima, in cui il côté culturale e il «contorno», non solo quello fieristico (completato da Flashback e The Others, per limitarci alle rassegne professionalmente più accreditate), ma anche non profit, concorre a potenziare l’impatto della «art week» torinese come «evento» diffuso in cui il mercato è solo un segmento, sia pure capace di creare un indotto economico di tutto rispetto.

Se l’ottica è questa, è del tutto coerente la volontà degli organizzatori di mantenere una fiera in cui il numero delle gallerie continua a crescere nonostante in un settore di mercato non facile e a quotazioni relativamente basse la strategia commerciale imporrebbe una riduzione degli stand per non lasciare nessuno degli espositori a bocca asciutta e per alzare l’asticella della qualità.

Da quando la direzione di Artissima è passata di mano dopo gli anni ruggenti del suo fondatore Roberto Casiraghi, il numero più basso di stand risale agli anni di Bellini (131 il record, al suo esordio nel 2007) e di Manacorda (153 nel 2010), cioè due direttori-curatori attenti a un posizionamento della fiera nell’élite del contemporaneo. Sarah Cosulich Canarutto dichiarò a chiare lettere che la riduzione degli espositori era uno dei suoi obiettivi; ma anche lei pagò dazio: partita da 172 stand, arrivò nel 2016 (sua ultima edizione) a 193 gallerie.

Quanto alla Bonacossa, che ne rilevò l’incarico (e alla quale è stato prolungato di due anni il mandato) se la vede con un parterre ulteriormente allargato. Nel contempo, anche per emancipare la fiera dalla sua immagine di evento privato foraggiato da denaro pubblico, ha potenziato in maniera significativa l'apporto dei privati locali e internazionali, dalla Juventus alla Jaguar, che nelle sue concessionarie ospiterà da novembre un progetto dedicato ai talenti emergenti.

A proposito di sostenitori, la Fondazione Crt per l’Arte (con Intesa Sanpaolo uno dei due partner «bancari» della rassegna), si presenta a questa edizione con un comitato scientifico rinnovato in due componenti, la curatrice Beatrix Ruf e lo stesso Manacorda, direttore della V-A-C Foundation di Mosca e Venezia.

Restano al loro posto il presidente onorario Rudi Fuchs, Manuel Borja-Villel e Nicholas Serota. Anche il comitato preposto alla selezione delle gallerie in fiera vanta due nuovi membri, le galleriste Claudia Altman-Siegel di San Francisco e Raffaella Cortese di Milano. E da Milano torna all’Oval Giò Marconi, una rentrée suggestiva visto che il capoluogo lombardo è sede della maggiore concorrente di Artissima, Miart.

Franco Fanelli, da Il Giornale dell'Arte numero 401, ottobre 2019


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