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Alcuni campanili e torri della città di Bologna, luogo in cui si svolge il convegno, in una foto d’epoca

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Alcuni campanili e torri della città di Bologna, luogo in cui si svolge il convegno, in una foto d’epoca

A Bologna per tre giorni si parla di campane e campanili

Un convegno, promosso dall’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto della Conferenza Episcopale Italiana, su due espressioni del patrimonio culturale materiale del nostro Paese che contribuiscono a creare un patrimonio culturale immateriale

Gaspare Melchiorri

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A Bologna si celebra, dal 6 all’8 maggio, la Giornata Nazionale sui Beni Culturali Ecclesiastici e l’edilizia di culto su un particolare tema: «Rintocchi e risonanze. Campane e campanili, tradizioni e architetture». L’evento è promosso dall’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto della Cei-Conferenza Episcopale Italiana e quest’anno si svolge in collaborazione con l’Arcidiocesi di Bologna e la rivista «In_Bo». 

Una novità dell’appuntamento è il superamento di una visione semplicemente monumentale. Le campane e i campanili non sono visti solo come simboli e strutture del paesaggio culturale materiale, ma anche come nodi del patrimonio culturale immateriale, ossia dell’insieme vasto e variegato di tradizioni e di linguaggi (anche sonori) che contribuiscono a definire il mosaico dei paesaggi italiani.

Altro elemento distintivo è la genesi di un programma scientifico. Per la prima volta, i contributi non sono frutto solo di relazioni su invito, ma derivano dalla selezione scientifica dei materiali pervenuti in seguito a una «call for papers» avviata in collaborazione con la rivista «In_Bo». L’iniziativa ha raccolto oltre 100 proposte di intervento, confermando quanto sia profondo e attuale l’interesse accademico e professionale per il patrimonio campanario e per il paesaggio sonoro in Italia.

Le sessioni in cui si articola il convegno sono cinque. La prima è dedicata agli aspetti simbolici cui le campane e i campanili sono connessi, tra tradizioni sedimentate gradualmente (come l’acquisizione delle campane in ambito liturgico), traslazioni d’affezione (come la migrazione delle campane al seguito delle migrazioni della popolazione) e strumentalizzazioni politiche tanto delle campane quanto dei campanili nelle città di fondazione e nei contesti coloniali e d’oltremare del secolo scorso.

La seconda sessione fa il punto sulla catalogazione e la tutela, presentando metodologie innovative e prassi operative per censire il patrimonio campanario nazionale non solo come oggetto, ma come bene culturale vivo. La terza esplora il paesaggio sonoro, con un focus specifico sulla produzione del suono alla quale collaborano, come dimostrano ricerche innovative, anche i campanili, vera e propria cassa armonica delle campane. La quarta sessione è dedicata alla storia e al restauro, con un focus specifico sugli interventi finanziati dal Pnrr (tra i quali sarà analizzato particolarmente il caso di Venezia) e sui processi di riuso delle strutture storiche.
Il convegno si conclude con la quinta sessione, dedicata alle tecniche di restauro e di prevenzione sismica, affrontando il delicato rapporto tra le forze dinamiche prodotte dalle campane e la vulnerabilità strutturale delle torri, con l’obiettivo di definire strategie di riduzione del danno reale.

«Le campane sono e sono state la voce di intere comunità, dichiara don Luca Franceschini, direttore dell’Ufficio Nazionale per i Beni Culturlai Ecclesiastici. Se il campanile è un emblema visivo, il suo suono genera un paesaggio sonoro che collabora alla definizione dell’identità di un territorio. Il convegno esplorerà questa simbiosi: come la necessità di dare “voce” alle campane e ai campanili, espressioni del patrimonio culturale materiale, abbia dato origine a un sistema di conoscenze e di tradizioni, di competenze e di saperi (ossia a un patrimonio culturale immateriale) ancora ben vivo in tutte le regioni italiane, non solo studiato, ma interpretato dai campanari».

L’evento si tiene a Bologna non a caso, perché la «fosca e turrita Bologna» non fu solo irta di torri ma anche di campanili, e la codifica di una tecnica locale di sonata è già attestata dal 1530, quando nella Basilica di San Petronio, ancora incompiuta, papa Clemente VII incoronò l’ultimo imperatore del Sacro Romano Impero. Da allora, il «doppio bolognese» non ha smesso di risuonare. Oggi, a Bologna come nelle altre regioni italiane, i gruppi campanari sono animati da una fortissima componente giovanile: una vitalità che garantisce a questo antico linguaggio una continuità che non teme estinzione, confermandolo come parte integrante e dinamica del patrimonio culturale futuro.

Gaspare Melchiorri, 05 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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