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Anna Maria Farinato
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Dopo l’esonero a sorpresa, a inizio febbraio, del direttore artistico Eugenio Viola, un’altra uscita di scena, questa volta volontaria, riporta sotto i riflettori il Mambo-Museo de Arte Moderno de Bogotá. L’8 aprile, poco più di due anni dopo la nomina, si è infatti dimessa la direttrice Martha Ortiz Gómez. Il suo arrivo a marzo 2024 era stato salutato dall’istituzione come l’apertura di «una nuova fase per il Museo all’insegna del rafforzamento istituzionale e del dialogo con il pubblico. Il suo mandato si concentrerà sulla conservazione della collezione del Museo, sulla creazione di programmi educativi e sul rafforzamento dei legami con la comunità, riaffermando il ruolo del Mambo come spazio culturale aperto, accessibile e di impatto sociale».
Laureata in Design Industriale presso la Pontificia Universidad Javeriana di Bogotà, un Master in Business Administration con specializzazione in affari internazionali negli Stati Uniti (alla Lynn University) e due master in comunicazione (alla Medill School of Journalism, Northwestern University, Usa e all’Università di Navarra, in Spagna), Ortiz pe dodici anni aveva lavorato con il Gruppo editoriale El Colombiano, ricoprendo i ruoli di direttrice del Laboratorio di innovazione, direttrice editoriale e infine di vicepresidente esecutivo editoriale. La neodirettrice era dunque arrivata al Mambo con un bagaglio di esperienze nella comunicazione e nel giornalismo, ma nessuna in ambito museale. Prima di lei l’istituzione era stata guidata, per ben otto anni, da Claudia Hakim.
Nella lettera dell’8 aprile indirizzata al Consiglio di amministrazione del museo con la quale annunciava le sue dimissioni immediate, Ortiz non ha motivato la sua decisione, limitandosi a ringraziare quanti, oltre ai componenti del Cda, il personale, gli artisti e i collaboratori, «hanno creduto in questa istituzione» dimostrando anche una «fiducia silenziosa nel potere trasformativo della cultura. Ed è quella fiducia, più di qualsiasi risultato concreto, che rimane». Alla base della sua rinuncia, tuttavia, ci sarebbero le accuse di molestie rivoltele dai dipendenti, che le addebitano anche il clima tossico creatosi all’interno dell’istituzione. Alcuni giorni prima il quotidiano «El Espectador» aveva pubblicato un articolo in cui diversi ex dipendenti denunciavano Ortiz per presunte situazioni di pressioni, mobbing, problemi nella comunicazione interna, nonché difficoltà finanziarie. Durante il suo mandato, inoltre, il Mambo ha fatto registrare una ventina di licenziamenti, a vari livelli, tra cui quello di Viola, al museo da sette anni.
In un’intervista al nostro giornale, il curatore napoletano ricordava come la sua uscita fosse stata «il risultato di un processo iniziato alla fine di settembre 2025, quando ho manifestato formalmente al Consiglio direttivo le mie preoccupazioni per il progressivo deterioramento delle condizioni lavorative all’interno del museo. Queste preoccupazioni non nascevano da una posizione personale, ma dalle segnalazioni ricevute da diversi membri dello staff, appartenenti a vari dipartimenti, che mi avevano espresso inquietudini legate al clima lavorativo: situazioni di forte pressione, crescente logoramento professionale, percezioni di svalorizzazione del lavoro e difficoltà nei processi di comunicazione interna. Nel corso del mio mandato ho sempre considerato una priorità la tutela del benessere del mio team: ho cercato di proteggere e sostenere lo staff, promuovendo un ambiente di lavoro rispettoso e collaborativo. È quindi naturale che molti si siano rivolti a me per condividere le proprie preoccupazioni. Come direttore artistico ho ritenuto fosse mio dovere portare queste questioni all’attenzione della governance, affinché potessero essere valutate e affrontate attraverso i canali istituzionali competenti. Tuttavia, questo gesto ha innescato una reazione che ha portato alla cessazione anticipata del mio contratto, senza che le problematiche segnalate venissero realmente esaminate nel merito».
All’indomani del licenziamento di Viola 140 tra artisti, curatori, critici, direttori di museo e personalità del mondo della cultura avevano inviato una lettera al Cda del Mambo chiedendo spiegazioni «pubbliche, chiare e ben motivate» in merito all’allontanamento del dirigente. La lettera sottolineava che «comunicare senza spiegare e chiudere gli spazi di dialogo equivale ad assumere una posizione autoritaria che erode la fiducia e mina la legittimità del museo agli occhi della sua comunità». Il riferimento era anche alla modalità scelta dal museo per rendere nota la risoluzione del contratto del direttore artistico: la decisione infatti era stata annunciata sui social, ma i commenti erano stati disabilitati su tutti i post, impedendo così ogni possibilità di risposta pubblica.
In attesa di un nuovo direttore, o direttrice, cui spetterà il compito anche di ricucire il rapporto con il personale e con la comunità artistica, l’attuale presidente del Cda, Ángela Royo, si legge in un comunicato del museo, «sarà la responsabile delle decisioni strategiche dell'istituzione e Francy Hernández, attuale responsabile finanziaria e amministrativa, si occuperà di tutte le procedure amministrative, garantendo in questo modo il normale funzionamento del Mambo durante la transizione».
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