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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliA Parigi oggi 19 gennaio, per la terza volta negli ultimi due mesi, le porte del Museo del Louvre sono rimaste chiuse per un’agitazione sindacale. Dal 15 dicembre, i tre sindacati del Louvre, cioè Cfdt (Confédération française démocratique du travail), Cgt (Confédération générale du travail) e Sud (Solidaires Unitaires Démocratiques), riuniti in un comitato intersindacale, hanno presentato un preavviso di sciopero rinnovabile. Il museo ha già chiuso completamente due volte, il 15 dicembre e il 12 gennaio; mentre lo svolgimento di nove assemblee generali, volte a votare l’approvazione o la bocciatura di una giornata di sciopero, ha comportato il ritardo di due ore nell’apertura del museo (alle 11 del mattino invece che alle 9) per tre volte.
Nella mattina di oggi 19 gennaio, il Louvre ha stimato il costo dello sciopero in «almeno un milione e mezzo di euro»: oltre alle perdite derivanti dalla mancata vendita dei biglietti, il museo ha registrato perdite anche nei ristoranti e nei negozi. Sulla carta, il tasso percentuale dei lavoratori aderenti allo sciopero non è stato finora molto elevato: era del 13,3% del personale il 15 dicembre e del 4,3% il 12 gennaio. Ma basta che gli scioperanti ricoprano funzioni centrali nell’organizzazione (come quelle legate alla sicurezza) perché il Louvre non possa accogliere il pubblico.
I manifestanti dal 15 dicembre sottolineano la carenza di personale, in particolare nell’accoglienza del pubblico e nella sorveglianza, e denunciano il deterioramento delle condizioni di lavoro. La gestione di 9 milioni di visitatori all'anno, così come la vetustà del museo, messa a nudo dal furto del 19 ottobre, sembrano dare loro ragione. Ma se Laurence des Cars, presidente del Louvre, punta tutto sul progetto «Louvre Renaissance», che considera essere la soluzione ai problemi sollevati dal personale, quest'ultimo si oppone al grande piano di lavori annunciato da Emmanuel Macron nel gennaio 2024. «Ci sono altre urgenze», dicono.
Dall’inizio del conflitto, la ministra della Cultura Rachida Dati, preoccupata di porre fine a questo movimento che mina il Louvre ed esaspera i visitatori, ha preso in carico personalmente la questione. Le rivendicazioni sindacali sono «legittime», ritiene. Per ora, il ministero ha annullato la prevista riduzione di 5,7 milioni di euro dei finanziamenti al museo e ha promesso 138 assunzioni (di cui molte riassegnazioni). Sul fronte della retribuzione, una delle rivendicazioni della Cgt (il principale sindacato del Louvre), non è stato ancora deciso nulla.
Rimane in sospeso una questione, quella del futuro di Laurence des Cars, di cui una parte dei sindacati chiede le dimissioni. La decisione non dipende solo da rue de Valois, poiché il presidente della Repubblica ha l’ultima parola sulla nomina del presidente del Louvre. È stato infatti Emmanuel Macron a convincere Laurence des Cars a lasciare il Musée d'Orsay per assumere la direzione del museo più visitato al mondo nel 2021.
Il 18 gennaio, su France Inter, Rachida Dati ha promesso «a breve» «decisioni importanti» per il museo, riferendosi alla sua governance. Un’affermazione generica e sibillina che può essere interpretata in diversi modi. La ministra potrebbe alludere all’imminente arrivo di un coordinatore della sicurezza, collegato alla presidenza del Louvre, oppure sta preparando l’opinione pubblica a un cambiamento ai vertici del Louvre. In ogni caso pare voler agire in fretta, tanto più che ha appena annunciato che lascerà il governo per dedicarsi alla campagna elettorale municipale. I sindacati dovrebbero riunirsi nuovamente mercoledì 21 gennaio per decidere il seguito da dare al movimento.
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