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Michela Moro
Leggi i suoi articoliLa mappatura italiana delle case d’asta di «Il Giornale dell’Arte». Per questa stagione sono stati richiesti i dati semestrali a cinquanta «testate» cui han fatto seguito 27 risposte, cinque in più del 2018. Nella costante diversità di modus operandi e generi, la somma dei risultati, per quanto imperfetta, supera i 160 milioni di euro, con l’ovvia soddisfazione di chi ha incrementato i propri fatturati. Come sempre il dipartimento più attivo in quasi tutte le case d’aste è quello dell’arte moderna e contemporanea, ma a seguire si evincono le peculiarità di ognuno, considerando anche le diverse aree geografiche di provenienza. Bene gioielli, design, automotive. Il contributo esponenziale delle vendite online è ormai un fatto assodato. Ecco le voci dei protagonisti.
MEETING ART
Fatturato primo semestre 2019: 11.985.400 euro
Top lot
1. Massimo Campigli, «Donne e scale. Figure su fondo azzurro», 1959, olio su tela, 89x116 cm, 160.000 €
2. Patek Phillipe Genève ref. 3970 cronografo e calendario perpetuo con fasi lunari, 1992, 65.000 €
3. Scrivania mazzarina intarsiata in avorio inciso, Luigi Prinotto, Torino, 1735-40, 60.000 €
Pablo Carrara, ad di Meeting Art (Vercelli), così riflette sul totale di 11.985.400 euro: «Confermate le tendenze che hanno dettato la linea del 2018: crescita lenta ma costante del dipartimento di arte moderna e contemporanea, e degli orologi moderni e d’epoca. Riguardo ai dipinti i periodi maggiormente richiesti sono quelli degli anni ’50 e ’60. C’è sempre grande entusiasmo per le opere degli artisti di fama internazionale come Penck A.R., Georges Mathieu, Arman, Peter Halley e Hartung, tanto per citarne alcuni».

Massimo Campigli, «Donne e scale. Figure su fondo azzurro», 1959, olio su tela, 89x116 cm, 160.000 €
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