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Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoliIn Israele il 12 maggio è stato presentato un disegno di legge che estenderebbe l’autorità civile israeliana in modo capillare sui beni culturali e sull’archeologia nella Cisgiordania occupata. A parere delle organizzazioni per i diritti umani, questa mossa condurrebbe all’annessione del territorio palestinese. Ne scrive Tessa Solomon sul sito Artnews.
Secondo quanto riportato in anteprima dal quotidiano «Haaretz», il disegno di legge, promosso dal Likud (il partito nazionalista liberale e di destra israeliano), conferirebbe a un nuovo ente governativo, sotto la supervisione del Ministro israeliano per il patrimonio culturale, il potere di acquistare ed espropriare terreni. L’ipotetica «Autorità per il patrimonio della Giudea e della Samaria», che utilizza il termine biblico preferito dal governo israeliano per indicare la Cisgiordania occupata, «avrà la responsabilità esclusiva di tutte le questioni relative al patrimonio, alle antichità e all’archeologia nell’area». Tali responsabilità comprenderebbero lo scavo e la supervisione dei siti del patrimonio e degli scavi archeologici.
Se il disegno di legge fosse approvato, la giurisdizione dell’ente si estenderebbe all’area B (quella che, in base agli accordi di Oslo, ricade sotto il controllo civile dell’Autorità palestinese) oltre che all’area C, amministrata interamente da Israele. La gestione e la manutenzione delle riserve naturali rimarrebbero sotto l’attuale unità governata dai militari. Tuttavia, l’ipotetico organo manterrebbe l’autorità finale in qualsiasi altra controversia. Anche la cura e la gestione dei luoghi sacri sarebbero soggette alla legge israeliana.
Amichai Eliyahu, membro del partito ultranazionalista Otzma Yehudit, è stato designato per guidare l’organismo proposto. Fervente sostenitore dell’annessione della Cisgiordania, Eliyahu è stato fotografato a febbraio mentre issava una bandiera israeliana in cima al sito archeologico di Sartaba, in Cisgiordania.
È stata inoltre proposta l’istituzione di un nuovo consiglio pubblico per l’autorità per il patrimonio culturale, i cui membri sarebbero nominati dal Ministro del patrimonio culturale. L’autorità potrebbe inoltre delegare la gestione di siti specifici ad autorità locali o a enti privati, previa approvazione del consiglio.
In un comunicato emesso dopo il voto dalla ong israeliana Emek Shaveh, specializzata in archeologia, si legge che «la legislazione preclude strutturalmente la partecipazione palestinese alla governance e alla gestione dei siti del patrimonio». Se approvata, «la legge equivarrebbe all’annessione dei siti archeologici in tutta la Cisgiordania e a un attacco radicale ai diritti dei palestinesi sulla loro terra e sul loro paesaggio culturale».
Negli ultimi mesi, le autorità palestinesi e i civili hanno registrato un’escalation delle invasioni israeliane in Cisgiordania, comprese numerose incursioni da parte di gruppi di coloni nel sito archeologico di epoca romana di Sebastia, dove vivono circa 3.500 palestinesi. Le autorità israeliane hanno anche cercato di ridefinire l’area come territorio israeliano, citando riferimenti biblici e il ruolo di Sebastia come capitale del regno israelita settentrionale di Samaria tra il IX e l’VIII secolo a.C.
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