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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliLa Madonna della Cintola di Giovanni Pisano, conservata nel Duomo di Prato, ha lasciato il 2 febbraio la città toscana per Firenze, dove l’Opificio delle Pietre Dure la sottoporrà a una serie di restauri e studi. La scultura, realizzata nel Trecento, è tra i capolavori della città ed è collegata al culto del Sacro Cingolo di Maria, la reliquia simbolo religioso e civile di Prato. L’opera, che raffigura Maria con il Bambino in braccio, si trova sull’altare della Cappella della Sacra Cintola ed è conosciuta e venerata dai pratesi da oltre sette secoli.
All’istituto fiorentino la scultura sarà oggetto di studio e di un intervento conservativo condotto da una squadra di specialisti diretta da Tommaso Castaldi. Si tratta di un’operazione che, come avviene per tutti i restauri condotti dall’istituto fiorentino, affiancherà le attività di restauro con indagini diagnostiche a cura del Laboratorio scientifico dell’Opd, con lo scopo ulteriore di eseguire un’analisi delle tecniche di doratura e policromia, in particolare nella bottega di questo artista.
«Su proposta dell’Opificio e con la disponibilità del Capitolo della Cattedrale, la Diocesi ha deciso di restaurare la Madonna della Cintola, una immagine verso la quale è fortissima la devozione dei pratesi». Lo ha detto monsignor Daniele Scaccini, vicario generale e direttore dell’Ufficio diocesano per i beni culturali, che ha informato anche che «in virtù di questo legame tra l’opera e la città, e per non lasciare l’altare privo del suo coronamento, è stata inserita fino al termine del restauro una copia novecentesca della scultura».
Secondo la direttrice dei Musei diocesani di Prato Veronica Bartoletti «affidare la Madonna della Cintola alle mani esperte dell’Opificio è una scelta di responsabilità verso il futuro di una delle più importanti opere del patrimonio artistico, storico e religioso della nostra città».
«Per l’Opificio, che ha già lavorato su opere dello scultore, commenta per parte sua la soprintendente Emanuela Daffra, sarà un’ulteriore occasione per approfondire la conoscenza di un artista geniale, capace di invenzioni toccanti, garantendo nel contempo all’opera le più adeguate condizioni di conservazione».
Non ci sono notizie certe sulla datazione dell’opera, ascrivibile alla tarda attività di Giovanni Pisano, fra il 1310 e il 1315, mentre sono documentati gli spostamenti all’interno del Duomo pratese che ne attestano la sua appartenenza all’altare della Sacra Cintola sin dall’origine. La scultura era conservata sul primo altare della Cintola, nel transetto del Duomo e fu in seguito trasferita nel secondo altare, la cui costruzione è documentata nel 1346 nella navata destra della chiesa, in prossimità dell’ingresso principale. Dal 1395 è invece attestata nell’attuale Cappella della Cintola, sul cui altare la scultura marmorea è tuttora venerata.
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