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Un ambiente del Palacio de Dueñas a Siviglia

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Un ambiente del Palacio de Dueñas a Siviglia

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Visite nel palazzo della duchessa d’Alba a Siviglia

Roberta Bosco

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La duchessa d’Alba, Cayetana Fitz-James Stuart y Silva (Madrid, 1926-Siviglia, 2014) annoverava più titoli nobiliari riconosciuti di qualsiasi altro aristocratico del mondo, ma questo non le impedì di diventare un’icona popolare, presenza assidua delle riviste e dei programmi di gossip. Non stupisce quindi che, nel primo mese di apertura al pubblico, quasi 25mila persone abbiano visitato la sua casa preferita, il Palacio de las Dueñas di Siviglia. «Tra queste mura consegnò la sua anima nelle mani protettrici del Cristo della Salute di cui era devota», ricordò il maggiore dei sei figli di Cayetana, Carlos Fitz-James Stuart y Martínez de Irujo, presidente de la Fundación Casa de Alba, che con questo gesto ha voluto «rendere ai sivigliani parte dell’immenso affetto che dimostrarono alla duchessa».

Costruito tra il ’400 e il ’500, Las Dueñas appartiene alla Casa d’Alba dal 1612 ed è considerato uno dei grandi complessi monumentali del capoluogo andaluso. Le sue mura, ricoperte di buganville, racchiudono cinque secoli di storia che si snodano attraverso giardini, cortili e saloni, lussuosamente arredati e arricchiti da una straordinaria collezione di opere d’arte. Prima di diventare un luogo d’incontro di personalità internazionali, tra cui l’imperatrice Eugenia, il re Alfonso XIII, Jacqueline Kennedy, Wallis Simpson, Grace Kelly e Ranieri di Monaco, Guglielmo Marconi e Arthur Rubinstein, nel 1875 diede i natali ad Antonio Machado, uno dei più importanti poeti spagnoli, il cui padre era amministratore della tenuta. 

Simbolo dell’architettura nobiliare sivigliana, l’edificio fonde elementi gotici con lo stile di origine arabo e conserva il pavimento originale del ’400. Il patio principale si compone di due corpi con arcate ornate da preziosi intonaci entro cui si aprono grandi porte intarsiate. Sirene, putti e un Cupido armato di frecce decorano l’ingresso principale affiancato da colonne di marmo bianco scolpito a Genova, con capitelli in forma di nacchere che si alternano agli stemmi di alcuni dei principali lignaggi legati alla Casa d’Alba. All’interno meritano una speciale attenzione la Cappella dove la duchessa si sposò per la terza volta a 85 anni, l’Oratorio con gli angeli scolpiti e naturalmente la Pinacoteca, in cui compaiono dipinti di scuola italiana e spagnola con capolavori come «La corona di Spine» di Jusepe de Ribera e una «Epifania» di Luca Giordano. 

Tutto è rimasto come lo lasciò la duchessa: i bronzi, la raccolta di orologi, le opere d’arte sacra, le porcellane di Sèvres e di Pickman, i lampadari veneziani, le cassapanche del ’600, le scrivanie francesi del ’700 e i favolosi arazzi fiamminghi tra cui lo splendido «Mercurio innamorato di Erse» di William Pannemaker intessuto con fili di lana, seta, oro e argento. «Il progetto museografico non ha alterato alcun elemento. Questa è una casa vissuta e così l’abbiamo mantenuta», assicura Ricardo Gascó, amministratore del palazzo. 

 

Roberta Bosco, 03 maggio 2016 | © Riproduzione riservata

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