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Anna Maria Farinato
Leggi i suoi articoliEra il 19 settembre 1986 quando a Mérida, in Estremadura, al fianco dei re di Spagna e dell’allora presidente della Repubblica italiana Francesco Cossiga, un 48enne Rafael Moneo assisteva all’apertura del Museo Nacional de Arte Romano (Mnar) da lui progettato. Oggi, quarant’anni dopo, è sempre l’architetto spagnolo, vincitore nel 1996 del Pritzker Prize, a firmare l’ampliamento e la ristrutturazione del museo che racconta la vita di Augusta Emerita, una delle principali città dell’Hispania Romana e tuttora custode di numerosi monumenti, dichiarati dall’Unesco patrimonio dell’Umanità nel 1993, che ne rievocano il passato: il tempio di Diana, il teatro, l’anfiteatro, l’Arco di Traiano, le terme, gli acquedotti, il ponte sul fiume Guadiana, che sono valsi alla cittadina estremegna l’appellativo di «Roma spagnola».
Con origini che affondano nel Museo de Mérida, una piccola collezione di carattere locale nata nel 1838 e cresciuta grazie ai numerosi ritrovamenti archeologici fino a guadagnarsi lo status di museo nazionale nel 1975, il Mnar ha una pregevolissima collezione di mosaici, sculture, epigrafi e documenti della cultura materiale, che riflettono tutti gli aspetti della vita quotidiana nella capitale della provincia romana della Lusitania, oltre a testimonianze del periodo visigoto e dell’inizio del Medioevo. Progettato in mattoni, con ampi e luminosi spazi interconnessi e una cripta archeologica dagli altissimi soffitti, per preservare le rovine, l’edificio progettato da Moneo negli anni Ottanta vanta anche una delle migliori biblioteche specializzate in archeologia classica, laboratori di restauro e spazi professionali per il personale dell’istituzione.
L’incarico per l’ampliamento del Mnar risale al 2009, ma l’iter è stato rallentato da vari intoppi. Nel 2016, poi, il ritrovamento di un tratto dell’acquedotto di San Lázaro, di due monumenti funerari e di un fossato non evidenziati dagli scavi preventivi, ha comportato una modifica al progetto originale per la conservazione e musealizzazione dei reperti. I lavori, finanziati con 10,7 milioni di euro dal Ministero della Cultura iberico, sono infine stati avviati nel 2023. L’obiettivo era migliorare i servizi al pubblico e gli spazi per la ricerca e la divulgazione: la superficie è passata da circa 1.400 metri quadrati a oltre 3mila, e il museo dispone ora di una nuova sala conferenze con una capienza di 238 persone, una nuova sala per mostre temporanee, aree didattiche per laboratori educativi, un nuovo deposito climatizzato per i materiali archeologici, un nuovo archivio, spazi per i ricercatori e aree tecniche e importanti migliorie nelle aree del personale addetto all’accoglienza, nei servizi di biglietteria, bookshop, sicurezza e accessi al pubblico.
Il 4 febbraio, giorno dell’inaugurazione, il ministro della Cultura spagnolo Ernest Urtasun ha sottolineato come sia stata «una grande fortuna poter contare, per l’ampliamento, sulla competenza, la sensibilità e lo sguardo unico dell'architetto che nel 1986 ha inserito Mérida nella storia dell'architettura moderna spagnola e dell'architettura museale internazionale». Moneo ha preferito parlare di «incorporazione», più che di ampliamento, essendo i nuovi spazi, distribuiti su vari piani, costruiti su un terreno in precedenza occupato da abitazioni confinanti con museo. L’architetto ha sottolineato che una volta entrato nelle sale il visitatore non percepirà se si trova nella zona nuova o in quella già esistente, mentre all’esterno il Mnar presenta facciate differenziate.
Nonostante i mesi di chiusura, nel 2025 il museo diretto da Trinidad Nogales ha avuto 224.890 visitatori, in aumento del 21,97% rispetto all’anno precedente.
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