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Anna Maria Farinato
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Nel 2001 otto musei svizzeri, con capofila il Museum Rietberg di Zurigo e in collaborazione con partner nigeriani, hanno avviato una ricerca congiunta, la «Benin Initiative Switzerland» (Bis), sulla provenienza delle opere del Benin presenti nelle loro collezioni, probabile frutto delle razzie effettuate nel 1897 dalle truppe britanniche nel Palazzo Reale del Benin (nell’odierna Nigeria), durante le quali furono sottratti migliaia di manufatti, tra cui rilievi, raffigurazioni di antenati e oggetti rituali. Conosciuti come «Bronzi del Benin», benché realizzati anche in altri materiali, gli oggetti giunsero in musei e collezioni di tutto il mondo attraverso il mercato internazionale dell’arte. In totale i musei della Svizzera tedesca e francofona che hanno aderito alla Bis ne conservano novantasei: diciotto, in particolare, sono al Museo Etnografico di Zurigo, sedici al Rietberg e nove al Musée d’ethnographie de Genève (Meg). La Bis ha concluso che cinquantacinque dei novantasei oggetti erano probabilmente collegati in qualche modo agli eventi del 1897.
In risposta a una richiesta ufficiale, presentata a luglio 2024 per conto del Governo nigeriano e del Regno del Benin dalla Commissione nazionale per i musei e i monumenti (Ncmm), di restituire undici oggetti del Benin conservati dal Museum Rietberg risultati frutto di saccheggi e di eccezionale importanza culturale per i discendenti della famiglia reale e per la Nigeria, la città di Zurigo ha deciso di trasferirne la proprietà alla Repubblica africana. La firma dell’accordo si è tenuta il 20 marzo nella città elvetica. Una volta completato il trasferimento di proprietà, alcune opere rimarranno al Museum Rietberg in prestito, le restanti saranno restituite alla Nigeria entro l’estate.
Due dei manufatti oggi al Rietberg, come spiega la direttrice Annette Bhagwati, sono «oggetti rituali di grande importanza». Si tratta di una testa commemorativa in bronzo, risalente al 1850 circa, raffigurante l’antenato di un capo e in origine collocata nel santuario ancestrale del re. Saccheggiata nel 1897, entrò a far parte prima del 1927 della collezione del banchiere svizzero-tedesco Eduard van der Heydt, da cui ha avuto origine il Museum Rietberg. L’altro oggetto è una zanna d’avorio del Settecento, anch’essa proveniente da un santuario ancestrale nel Palazzo Reale di Benin City: montata su una testa commemorativa in bronzo, raccontava la storia di un Oba, un «capo», del Sei o Settecento. Prima di arrivare a Zurigo, la zanna è documentata in diverse collezioni britanniche, quindi in un’asta di Sotheby’s a Londra nel 1962, e infine nel 1993 al Rietberg, dov’è giunta con la mediazione di un mercante zurighese. Le due opere saranno restituite alla Nigeria già quest’estate. Ma le altre nove, nonostante il trasferimento di proprietà, rimarranno dove sono. Un altro oggetto saccheggiato nel 1897, la cui proprietà cambierà ma la cui collocazione rimarrà la stessa, è una maschera pendente in bronzo del XVII secolo. Ritrovata anch’essa nel Palazzo Reale saccheggiato di Benin City, è arrivata al Rietberg solo nel 2011. Dopo un’asta nel 1902, era stata venduta a collezionisti tedeschi e americani, prima di tornare in Europa in seguito all’acquisto di mercante olandese, nel 2009. Rimarrà a Zurigo in prestito permanente.
«La restituzione di queste opere d’arte dal Benin alla Nigeria, hanno dichiarato in una nota congiunta le direttrici dei tre musei, Carine Ayélé Durand (Meg), Alice Hertzog (Museo Etnografico) e Annette Bhagwati (Rietberg), consente al Paese di ricercare, preservare e condividere la propria storia in modo indipendente. Consapevoli delle nostre responsabilità etiche e attivamente impegnati nel dialogo con le società di origine, siamo responsabili di questo trasferimento di proprietà. Ciò rappresenta una tappa necessaria per fare i conti con la storia e costituisce un segno di rispetto, simbolo della cooperazione internazionale in azione».
Il Museum Rietberg si somma così alle altre istituzioni europee che negli ultimi anni hanno trasferito alla Nigeria la proprietà di opere del Benin presenti nelle proprie collezioni. Nel 2022 i musei tedeschi hanno restituito circa 1.100 manufatti, 119 sono invece stati resi dai Paesi Bassi nel 2025. Recentissimo poi, dello scorso febbraio, il caso dell’Università di Cambridge, che ha annunciato la restituzione di 116 «Bronzi».
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