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Daria Berro
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Probabilmente non ha mai lasciato Madrid la «Naturaleza muerta con guitarra» (Natura morta con chitarra), opera del 1919 di Pablo Picasso volatilizzatasi settimane fa durante il trasporto a Granada (così si credeva), dov’era attesa per la mostra «Bodegón. La actualidad de lo inerte» allestita dal 9 ottobre nel Centro Cultural Fundación CajaGranada, e ritrovata ieri dalla Policía Nacional, ancora imballata, in un magazzino madrileno.
Il dipinto, una piccola gouache e matita su carta in cornice lignea, in teoria sarebbe dovuto partire il 25 settembre dalla capitale spagnola, insieme ad altre 56 opere, ma a destinazione non è mai arrivato. Le indagini della Brigata del Patrimonio Storico della Polizia Nazionale, d’intesa con i colleghi del gruppo furti di Granada, sono scattate il 10 ottobre, dopo la denuncia formalizzata dal Centro Cultural Fundacíon CajaGranada. Constatata l’assenza dell’opera, la Fondazione aveva controllato i filmati delle telecamere di sicurezza dai quali tuttavia non erano emersi movimenti sospetti durante le operazioni di scarico dal camion. Il dipinto, di collezione privata, era stato assicurato per 600mila euro e dopo la denuncia di sparizione era stato inserito nella banca dati dell’Interpol delle opere rubate e scomparse.
Nonostante il ritrovamento dell’opera e la conferma, arrivata oggi, che si tratta proprio della natura morta picassiana, le indagini della polizia proseguono. Al momento si propende per l’ipotesi che il dipinto non sia davvero mai uscito da Madrid, benché un piccolo incidente durante il tragitto dalla capitale alla città andalusa avesse fatto pensare a un diversivo programmato. La Policía Nacional dovrà ora accertare se vi siano state negligenze o se qualcuno abbia deliberatamente cercato di nascondere l’opera.
Intanto il Centro Cultural Fundación CajaGranada, dove la mostra, organizzata in collaborazione con Caixa Bank, è in corso fino all'11 gennaio 2026, non dispera di poter aggiungere nelle prossime settimane «Naturaleza muerta con guitarra» al centinaio di opere di una quarantina di artisti (tra cui Juan van der Hamen, Juan Gris, Fernando Botero o Antonio López) già visibili a Granada e rappresentative di due momenti chiave nella storia della natura morta: il Seicento e il Novecento.
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