Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Luana De Micco
Leggi i suoi articoliARTICOLI CORRELATI
A quattro mesi dallo spettacolare furto dei gioielli della Corona di Francia al Louvre, lo scorso 19 ottobre, il museo ha diffuso le immagini della corona dell’imperatrice Eugenia (nata in Spagna Eugenia de Montijo e consorte di Napoleone III, Ndr) che si era «salvata» dallo scasso: i ladri erano riusciti a estrarla dalla vetrina dove era esposta, ma l’avevano persa durante la fuga. Il gioiello è visibilmente deformato, ma in larga parte intatto. La montatura «leggera e flessibile», ha spiegato il Louvre in un comunicato, è stata «disarticolata» nella torsione necessaria per estrarla dalla fessura troppo stretta aperta nella vetrina ed è stata letteralmente «schiacciata» da un «impatto violento». Il restauro resta tuttavia possibile: «La forma è stata alterata, ma gli elementi costitutivi sono quasi tutti presenti», ha scritto il museo. L’intervento consisterà dunque essenzialmente nel ripristino dell’armatura originaria: la struttura dovrà essere rimodellata ma non ricostruita.
La corona fu realizzata nel 1855 per Eugenia, imperatrice consorte dei francesi dal 1853 al 1870 in virtù del suo matrimonio con Napoleone III, che la commissionò al gioielliere di corte Alexandre-Gabriel Lemonnier. La struttura originale comprende otto aquile d’oro alternate a palmette di gemme ed è ornata con 1.354 diamanti e 56 smeraldi. Oggi mancano all’appello una «decina di diamanti di piccole dimensioni» e un elemento decorativo, un’aquila d'oro. Nove diamanti e quattro palmette si sono staccati dalla montatura, ma sono stati recuperati. La Corona è tornata al dipartimento degli Oggetti d’arte del museo dopo essere stata trattenuta in un primo tempo dalla Polizia giudiziaria ai fini dell’inchiesta. In vista del restauro, considerato il «carattere simbolico e inedito» dell’operazione, precisa il Louvre, è stato costituito un comitato di sei esperti, guidato dalla presidente-direttrice del museo Laurence des Cars.
La mattina del 19 ottobre 2025, sotto gli occhi dei passanti, e a museo aperto, quattro individui a volto coperto erano riusciti a issarsi con un montacarichi parcheggiato sul lungo Senna, fino alle finestre della Galerie d’Apollon e a penetrare nel museo. Il colpo è durato pochi minuti: i ladri hanno usato delle smerigliatrici per tagliare i vetri delle teche, si sono impossessati dei gioielli e sono fuggiti in scooter, lasciando cadere dietro di loro solo la corona dell’imperatrice Eugenia. Da allora, i quattro presunti membri del «commando» che ha fatto irruzione nel museo sono stati fermati. Ma non c'è traccia degli altri gioielli rubati, tra cui la tiara di perle e diamanti dell’imperatrice Eugenia, la spilla a fiocco da corsage sempre di Eugenia, la collana e gli orecchini della parure di zaffiri della regina Maria Amelia e della regina Ortensia, per un valore stimato a 88 milioni di euro.
Da allora il Louvre è al centro di critiche internazionali per le misure di sicurezza insufficienti. Un rapporto della Corte dei Conti ha accusato la direzione di avere privilegiato per anni le spese per operazioni di immagine, a scapito di investimenti più sostanziali per potenziare i sistemi di sicurezza e la ristrutturazione del grandioso palazzo. Laurence des Cars, alla testa del museo dal 2021, è stata più volte convocata da una commissione di inchiesta parlamentare. Il 15 dicembre i sindacati del Louvre hanno inoltre votato uno sciopero a oltranza per protestare contro la carenza di personale, il deterioramento delle condizioni di lavoro, la vetustà del museo e le scelte di gestione.
Alexandre-Gabriel Lemonnier, Corona dell’imperatrice Eugenia (prima del 19 ottobre 2025). © RMN-Grand Palais (Musée du Louvre) / S. Maréchalle
Altri articoli dell'autore
Al Musée de Cluny, che conserva il ciclo di arazzi e capolavoro tardomedievale de «La dama con l’unicorno», è riunito un centinaio tra manoscritti, dipinti, oreficerie, sculture e dipinti dedicati alla creatura fantastica
Alla sede parigina della Pinault Collection un centinaio di opere di una ventina di artisti moderni e contemporanei indagano il chiaroscuto come modello visivo e concettuale
50 anni della Collection de l’Art Brut, riferimento per lo studio delle pratiche artistiche outsider
In occasione dell’anniversario, l’istituzione di Losanna, costituita nel 1976 a partire da un primo nucleo donato da Dubuffet alla città, riunisce oltre 300 opere tra disegni, sculture, scritti e opere tessili di autrici e autori svizzeri o attivi in Svizzera
«Si tratta di uno dei più grandi cantieri per il patrimonio storico in Europa da 150 anni», afferma il direttore dell’associazione Suivez la flèche che segue il cantiere, Nicolas Matyjasik. Ma l’interrogativo per molti rimane: si tratta di un atto vandalico o un gesto storico?



