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Luca Zuccala
Leggi i suoi articoliFuochi d’artificio di fine maggio in casa Siae. La Società Italiana Autori ed Editori, forse e finalmente, batte un colpo. Anzi, di più, lancia una bomba. Attraverso le parole del presidente Salvatore Nastasi, l’ente fa sapere che a stretto giro stupirà il mondo «proponendo il regime più liberale d’Europa in fatto di diritto di cronaca». Come direbbero a Roma: così, «de botto».
La disputa in questione, lo ribadiamo per chi non avesse seguito la nostra inchiesta iniziata lo scorso febbraio, riguarda l’impossibilità per giornalisti ed editori di pubblicare le immagini (tutelate da diritto d’autore) a corredo di un qualsiasi articolo, anche nel campo della mera informazione. Parliamo del «diritto di cronaca», ma anche di quello «di critica», senza scopo di lucro alcuno. Impossibilità considerata in tutte le accezioni papabili e possibili. Ovvero: eccessi di burocrazia, tariffe di riproduzione delle immagini elevatissime, tempi d’attesa lunghissimi (nel caso si ottenga la possibilità di acquistare i diritti) e una vaghezza legislativa che lascia perpetuamente libero il «fattore interpretazione», con la possibilità e l’angoscia di cadere nella trappola della multa. Salata.
Appena due mesi fa, ci eravamo temporaneamente congedati con un «barlume all’orizzonte» e il «forse qualcosa si sta muovendo» degli addetti ai lavori. Detto, fatto. Dopo giorni e giorni di riflessioni, affiancati a tentennamenti ed «evasioni», la Siae è intervenuta nel dibattito pubblico con una breve dichiarazione a «la Repubblica»: «Quattro immagini gratis per ogni articolo di cronaca, su carta o online, senza corresponsione di alcunché e senza alcuna limitazione di dimensioni». È la proposta-risposta di Nastasi, dopo un articolo apparso sul quotidiano il 30 maggio senza immagini, che denunciava (ancora una volta) il sacrosanto diritto di informazione, senza dover essere schiavi del diritto d’autore. E, soprattutto, dei metodi Siae. Ma ora, se la Società vuole, ci aspetta la rivoluzione «liberale».
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