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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliEra notizia della settimana scorsa l’annuncio del «ritorno» della Russia alla Biennale di Venezia. Dopo la partecipazione alla 59ma Mostra Internazionale d’Arte, nel 2022 gli artisti selezionati per rappresentare il Paese comunicarono il loro ritiro, lasciando chiuse le porte del Padiglione ai Giardini. Per la scorsa edizione, invece, l’edificio è stato concesso alla Bolivia, che ha potuto così celebrare i 200 anni dalla fondazione del proprio Stato.
Il progetto di quest’anno includerebbe più di 50 giovani musicisti, poeti e filosofi internazionali, un inno alla cultura destinata a vivere in eterno. La presenza della Russia a Venezia non è però stata accolta di buon grado, tanto che ieri, 10 marzo, 24 Ministri della Cultura di 22 Paesi europei (Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna, Svezia e Ucraina) hanno indirizzato una lettera (pubblicata sul sito di «Politico») al presidente de La Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, e ai membri del Consiglio di Amministrazione, Luigi Brugnaro, Tamara Gregoretti e Luca Zaia, aggiungendo, a titolo informativo, anche il ministro Alessandro Giuli, in cui chiedono di riconsiderare la partecipazione della Federazione russa alla 61ma Mostra Internazionale d’Arte (dal 9 maggio al 22 novembre). In oltre 6mila tra artisti, accademici, curatori, giornalisti e personaggi politici hanno invece firmato una petizione con il medesimo scopo.
«Noi sottoscritti, si legge, esprimiamo profonda preoccupazione per il rischio significativo che la Federazione Russa strumentalizzi la propria partecipazione alla Biennale di Venezia per proiettare un’immagine di legittimità e accettazione internazionale che è in netto contrasto con la realtà della guerra in corso della Russia contro l’Ucraina e la distruzione del patrimonio culturale ucraino, nonché con le sanzioni europee e internazionali. Notiamo inoltre la natura politica del progetto associato al Padiglione russo e i suoi presunti legami con persone strettamente legate all’élite politica russa. Questi legami sollevano seri interrogativi sul rischio che la diplomazia culturale diretta dallo Stato venga presentata sotto le spoglie di uno scambio artistico. Per questi motivi, noi, i ministri della Cultura e degli Affari esteri firmatari, riteniamo inaccettabile la partecipazione della Federazione Russa alla Biennale di Venezia nelle circostanze attuali».
Allo stesso tempo anche i commissari europei «condannano la decisione della Fondazione Biennale di permettere alla Russia di riaprire il proprio Padiglione nazionale alla 61ma Mostra Internazionale d’Arte», perché «la Commissione europea ha espresso chiaramente la propria posizione riguardo alla guerra di aggressione illegale della Russia contro l’Ucraina. La cultura promuove e salvaguarda i valori democratici, favorisce il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione e non dovrebbe mai essere utilizzata come piattaforma di propaganda». Di conseguenza, «gli Stati membri, le istituzioni e le organizzazioni devono agire in linea con le sanzioni dell’Ue ed evitare di dare spazio a persone che hanno attivamente sostenuto o giustificato l’aggressione del Cremlino contro l’Ucraina». Se la presenza della Russia non verrà riconsiderata, la Commissione valuterà «ulteriori azioni, tra cui la sospensione o la cessazione di una sovvenzione dell’Ue in corso a favore della Fondazione Biennale».
Dal canto suo, il ministro della Cultura Giuli, nonostante non abbia firmato la lettera, si è dichiarato contrario alla scelta di Buttafuoco, che però non ostacolerà per «la libera e autonoma scelta della Biennale che siamo tenuti a rispettare». Lo stesso Presidente della Biennale, infatti, ha dichiarato che la manifestazione veneziana deve restare uno spazio di incontro e tregua tra nazioni, capace di accogliere anche Paesi in conflitto, e «chiusura e censura restano fuori dall’ingresso della Biennale».