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Anna Maria Farinato
Leggi i suoi articoliInternazionale ma radicato nel territorio, ancorato saldamente alla storia della città in cui sorge ma altrettanto saldamente situato nel presente, nonché socialmente rilevante e ricco di connessioni atipiche. Sono le ambizioni di Brusk, il nuovo centro d’arte e sala espositiva di Bruges che inaugurerà ufficialmente durante il fine settimana dall’8 al 10 maggio, dopo un’anteprima lo scorso settembre che ha richiamato 30mila visitatori nel «quartiere dei musei» che si sta delineando nel cuore della città e che vedrà entro il 2030 il rinnovato Groeningemuseum e un parco museale.
Brusk (un acronimo traducibile come «Stimolo artistico di Bruges», «Galleria d’arte urbana», «Centro d’arte di Bruges») si aggiunge al centro di ricerca Bron, aperto a novembre, luogo di incontro e collaborazione per studiosi, accademici, guide, studenti e personale di Musea Brugge, l’istituzione che gestisce i musei comunali dalla città di Bruges, con una biblioteca e un’area di consultazione per stampe e disegni. Ogni anno Musea Brugge organizzerà a Brusk mostre ed eventi culturali di portata internazionale e Brusk a sua volta offrirà i suoi spazi per conservare ed esplorare la collezione d’arte di Musea Brugge.
Nel nuovo centro di 20mila mq l’attenzione degli architetti progettisti Robbrecht & Daem e Olivier Salens si è concentrata sulla sostenibilità integrale, l'innovazione e l'armonia. Il piano terra è un’area trasparente, accessibile liberamente attraverso la Scala, la scalinata centrale illuminata dalla luce naturale. Da qui il percorso si dirama da un lato nell’ampio Forum, con l’area reception, il bookshop e i laboratori per bambini, e che accoglierà eventi serali come spettacoli e performance; dall’altro lato nell’Aula, un’area per conferenze e altri eventi, e nel bar.
Le due monumentali sale espositive si trovano al piano superiore, caratterizzate da un’altezza di 13,5 metri, un omaggio alle chiese e alle cattedrali storiche. Un altro omaggio alla tradizione è la luce naturale proveniente da una vetrata esposta a nord, come negli studi degli artisti classici. I tetti sono rivestiti da pannelli di vetro che forniscono al Brusk energia rinnovabile e sotto l’edificio un campo Btes assicura riscaldamento naturale in inverno e raffrescamento in estate, con un’elevata efficienza energetica.
Ad aprire la programmazione della nuova Kunsthalle è una doppietta di mostre che rispecchiano la vocazione e il «tono» di Brusk: «Bigger Picture. I mondi intrecciati di Bruges 900-1550» e «Refik Anadol». «Brusk sarà un luogo dove l’arte osa, riassume l’assessore alla cultura Nico Blontrock. I primitivi fiamminghi accanto all'arte dell’Intelligenza Artificiale, la mano del pittore accanto alla rete di dati. La loro combinazione non è una coincidenza, ma una dichiarazione. Storie vecchie e nuove si sfidano, si sorprendono e si ispirano a vicenda. Tutto questo è integrato in un programma pubblico che offre una serie di attività, dai tour introduttivi, ai workshop e alle performance, alle conferenze e agli eventi per bambini. Fin dal primo giorno, Brusk mira ad essere un luogo per tutti».
La personale di Refik Anadol (Istanbul, 1985) è una prima assoluta per il Belgio. Per Brusk l’artista multimediale turco-americano, regista e pioniere nell’arte basata sull’Intelligenza Artificiale, sta creando un’installazione sensoriale e immersiva, fruibile fino all’8 novembre, alimentata dai dati della stessa Bruges: dalle reti urbane medievali e dalle strutture architettoniche della città alle sue collezioni d’arte fino ai ritmi invisibili della vita quotidiana, sfumando i confini tra umanità, natura e tecnologia. Intorno, e in dialogo con questa, una costellazione di opere basate su dati provenienti da città come Stoccolma, Seul e New York. La mostra è la prima di una nuova serie di Anadol in cui il suo lungo lavoro sull'immaginario urbano sarà presentato in anteprima in un museo. Negli ultimi dieci anni lo studio dell’artista ha addestrato i propri modelli di IA con oltre cinque milioni di immagini di città di tutto il mondo per ottenere algoritmi che trasformano la metropoli in un essere vivente e pulsante, rispondendo alla domanda su come la tecnologia possa rappresentare la città, non solo il suo strato visibile, ma anche le sue dinamiche invisibili.
Dall’IA alla «mano del pittore»: in «Bigger Picture», fino al 6 settembre, lo storico britannico e professore dell’Università di Oxford Peter Frankopan, con un team di esperti belgi e internazionali, rilegge, in cinque capitoli, il periodo medievale della città fiamminga, al centro delle reti commerciali che univano Scandinavia, Mediterraneo, Oriente cristiano e mondo islamico. A riportare alla luce questa fitta trama di relazioni sono capolavori provenienti da importanti musei internazionali e dalla collezione del Musea Brugge. Tra i prestiti spiccano il «Ritratto di Maometto II» di Gentile Bellini dalla National Gallery di Londra, «La Passione di Cristo» di Hans Memling, proveniente dai Musei Reali Torino - Galleria Sabauda, l’anonimo «Ritratto di Solimano il Magnifico» del Kunsthistorisches Museum (Vienna), manoscritti eccezionali come il «Ritratto di Alessio Comneno I» della Biblioteca Apostolica Vaticana (un prestito raro) e il «Nuzhat al-mushtāq fī ikhtirāq al-āfāq», noto anche come «Tabula Rogeriana», in arrivo dalle Bodleian Libraries di Oxford, fino ai reperti archeologici e agli imponenti arazzi. «Bigger Picture», come indica il titolo, invita a guardare «un quadro più ampio», o da una nuova prospettiva, della globalizzazione non come fenomeno moderno ma come dinamica antica, capace di trasformare culture e prospettive e la storia di una città collegata per secoli al resto del globo: da Gerusalemme a Venezia, dal Mare del Nord al Mediterraneo e al «Nuovo Mondo».
Un render di Brusk. © Image by MakeMe
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