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Luana De Micco
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La data del trasferimento resta segreta per motivi di sicurezza. Ma è nel mese di luglio che l’Arazzo di Bayeux lascia la Francia per raggiungere il British Museum di Londra, dove sarà esposto dal prossimo 10 settembre all’11 luglio 2027. I dettagli dell’operazione sono stati illustrati dal Ministero francese della Cultura ma, malgrado le rassicurazioni ufficiali, il progetto continua a suscitare forti critiche e perplessità sulla reale opportunità di sottoporre a questo viaggio il millenario manufatto tessile di eccezionale fragilità. Parigi in ogni caso non fa marcia indietro: questo non è un semplice prestito internazionale di un’opera d’arte, ma un’operazione di diplomazia culturale destinata a suggellare il riavvicinamento tra Parigi e Londra, dopo gli anni di tensioni per la Brexit e nel contesto geopolitico internazionale attuale.
Un gesto di portata simbolica che ricorda il prestito della «Gioconda» agli Stati Uniti nel 1962. In quasi mille anni di storia, è la prima volta che l’arazzo, o più correttamente la «broderie», un ricamo lungo 70 m realizzato su lino alla fine dell’XI secolo, torna nel Regno Unito, dove con molta probabilità fu eseguito.
In 58 scene vi si narra la conquista dell’Inghilterra da parte di Guglielmo il Conquistatore nel 1066 ed è considerato una delle maggiori testimonianze del Medioevo europeo. Il trasferimento, favorito anche dalla chiusura del museo di Bayeux per lavori, ha richiesto una pianificazione tecnica senza precedenti. Già rimossa dalla sua teca nel settembre 2025 e trasferita in un deposito protetto, la «tapisserie» sarà trasportata in camion dalla Normandia a Calais. Da lì il prezioso carico verrà imbarcato su un convoglio ferroviario che attraverserà il tunnel sotto la Manica a velocità appositamente studiata per limitare al massimo le vibrazioni. Una volta nel Kent, l’opera proseguirà su strada fino al British Museum, sotto scorta delle autorità britanniche. L’intero tragitto sarà sorvegliato dalle forze di sicurezza francesi e inglesi. La ministra della Cultura, Catherine Pégard, ha assicurato che «nulla è stato lasciato al caso». L’azienda specializzata nel trasporto di opere d’arte Hizkia ha condotto il progetto insieme a esperti internazionali di riduzione delle vibrazioni, tra cui la fisica tedesca Kerstin Kracht. L’arazzo sarà collocato in una struttura di trasporto concepita ad hoc: una doppia cassa climatizzata, antiurto e antivibrazione. La soluzione prevede una prima protezione in profilato d’alluminio isolante, che potrà essere mantenuta a temperatura e umidità costante (circa 20° C e 50% di umidità) fino a 48 ore, inserita in una seconda gabbia metallica all’interno della quale l’opera viaggerà «sospesa», grazie a un sistema di ammortizzatori concepito per assorbire gli urti. Gli ingegneri che hanno lavorato al progetto paragonano il dispositivo a una «culla».
Vecchia rappresentazione in sezione del tappezzeria, prima della rimozione e prima dei lavori. © Ministero della Cultura francese
Lo studio diagnostico, il cui rapporto finale del 15 maggio è stato pubblicato sul sito del ministero (128 pagine, molte delle quali censurate, tra cui proprio quelle sulla logistica), attesta che questo sistema consente di ridurre fino al 96% della forza d’impatto in caso di urto e il 93% delle vibrazioni potenzialmente dannose. Il peso complessivo del contenitore è di circa 1,6 tonnellate. Gli specialisti hanno studiato itinerari diversi e mappato buche, dossi, curve strette, punti critici lungo il percorso. Prima di dare il via libero definitivo, inoltre, sono stati effettuati due «viaggi a vuoto» e tre simulazioni in condizioni reali, per le quali è stata utilizzata una replica esatta dell’arazzo. A febbraio un convoglio ha effettuato in segreto il tragitto completo Bayeux-Londra, incluso il passaggio nel tunnel sotto la Manica e l’arrivo al museo londinese, con monitoraggio continuo di vibrazioni, temperatura e umidità. Tragitto poi ripetuto ad aprile.
Il Regno Unito aveva già chiesto in passato di accogliere l’opera: una prima volta nel 1953, in occasione dell’incoronazione della regina Elisabetta II, e poi nel 1966, per il 900mo anniversario della battaglia di Hastings. La Francia ha sempre rifiutato: la fragilità dell’arazzo ha reso a lungo impensabile il suo spostamento. Non a caso il manufatto è stato trasportato fuori Bayeux solo in rarissime occasioni: nel 1803 per ordine di Napoleone, che lo fece esporre a Parigi per sostenere il progetto di invasione dell’Inghilterra, e durante la Seconda guerra mondiale, trasferita prima in un rifugio sotterraneo sotto il controllo delle autorità naziste e poi al Louvre di Parigi.
Quando, nel 2018, a grande sorpresa, il presidente Emmanuel Macron ha annunciato il progetto londinese, storici dell’arte, restauratori e associazioni di tutela del patrimonio storico-culturale hanno denunciato il rischio di un danno irreversibile per un’opera di quasi mille anni, patrimonio Unesco dal 2007 e senza equivalenti. I conservatori del museo di Bayeux hanno spiegato che il trasporto non sarebbe stato possibile senza un precedente intervento di «stabilizzazione». Le analisi condotte tra il 2020 e il 2021 hanno permesso di realizzare una mappatura delle alterazioni presenti sulla tela: 24.204 macchie, 16.445 pieghe, 9.646 lacune e 30 lacerazioni non stabilizzate. Gli studi mettevano in guardia sui rischi legati a vibrazioni, manipolazioni e variazioni climatiche. Nel settembre 2025, solo l’operazione di estrazione dell’opera dalla sua teca, il suo collocamento su un «paravento a fisarmonica» e il trasferimento in un deposito sicuro aveva richiesto agli operatori della Drac-Direzione regionale degli Affari culturali della Normandia, più di 7 ore di lavoro e l’intervento di 90 persone. Una petizione promossa nel 2025 dalla rivista specializzata «La Tribune de l’Art» ha raccolto oltre 78mila firme. L’associazione Sites & Mouments ha fatto appello al Consiglio di Stato perché «annullasse» il prestito, ma a giugno l’alta giurisdizione ha respinto il ricorso.
Dettaglio dell’Arazzo di Bayeux. © Ministero della Cultura francese
Pur riconoscendo il livello eccezionale delle misure di protezione predisposte, conservatori e restauratori continuano a dirsi «preoccupati» per il viaggio a Londra, anche per come l’opera verrà manipolata una volta arrivata a destinazione: «Stiamo lavorando mano nella mano con lo staff del British Museum, su tutte le fasi, una per una, ha spiegato la restauratrice Thalia Bajon-Bouzid. La nostra idea è di non lasciare assolutamente nulla all’improvvisazione e di poter misurare ogni volta, a ogni tappa, i gesti esatti da compiere per evitare ogni tensione e ogni rischio di degrado». Lo stesso Ministero ha ammesso tuttavia che il «rischio zero» non esiste. Le preoccupazioni riguardano soprattutto un punto: la mancanza di dati scientifici inconfutabili sulla risposta del tessuto alle vibrazioni. «Le proprietà meccaniche della Tapisserie (rigidezza effettiva, ammortamento, condizione di fragilizzazione delle fibre) non sono conosciute con una precisione sufficiente per definire una soglia di danno da vibrazioni assoluta scientificamente. La strategia di valutazione si basa di conseguenza su indicatori relativi», si legge nel rapporto finale dello studio.
In un editoriale, «La Tribune de l’Art» non solo ha denunciato «l’irresponsabilità di chi ha preso la decisione del prestito, tra cui il presidente della Repubblica», ma ha anche rivelato che «il trasporto dell’arazzo è considerato un esperimento che permetterà di fare progressi nel trasporto delle opere tessili». Il direttore della rivista online, Didier Rykner, cita infatti Cécile Gauvin, l’ingegnera responsabile degli studi tecnici: «L'idea, gli ha confidato l'esperta, è di poter utilizzare in futuro i dati ottenuti al momento del trasferimento nell’ambito della ricerca fondamentale per elaborare linee guida generali sul trasporto delle opere tessili». Insomma, la Tapisserie farebbe da «cavia».
In assenza di uno studio approfondito sui limiti strutturali del materiale, il trasporto resta in parte una scommessa. Per il Regno Unito si tratta invece di un’opportunità senza precedenti. Il governo britannico, confermando un’informazione del «Financial Times», ha stanziato una garanzia assicurativa astronomica di 800 milioni di sterline (più di 900 milioni di euro) per coprire il prestito. Londra si farà anche carico delle spese del trasporto, stimate dal «Daily Mail» a 1,3 milioni di sterline (circa 1,2 milioni di euro).
Il Musée des Beaux-Arts di Rouen accoglierà diversi pezzi degli scacchi di Lewis, scolpiti in denti di balena tra il 1150 e il 1200 e rinvenuti in Scozia nel 1831. © The Trustees of the British Museum
Per il British Museum è una delle esposizioni più importanti degli ultimi decenni: sono attesi 7,5 milioni di visitatori (il museo di Bayeux ne ha accolti 430mila nel 2024) con biglietti in vendita sin dal primo luglio fino a 33 sterline (prezzo intero). A Londra l’arazzo sarà allestito nella Sainsbury Exhibitions Gallery e sarà presentato nella sua interezza per la prima volta in posizione orizzontale, all’interno di una teca realizzata appositamente.
L'accordo tra Londra e Parigi è stato definito «storico» da Philippe Bélaval, consigliere alla Cultura dell'Eliseo e responsabile del progetto, già direttore della Bibliothèque nationale de France e del Centre des Monuments nationaux. In base a questo accordo, il British Museum presta a sua volta (tra aprile e ottobre 2027) al Musée de Normandie di Caen il tesoro di Sutton Hoo, rinvenuto nel Suffolk nel 1939, tra cui il famoso elmo di bronzo risalente all’inizio del VII secolo d.C., mentre il Musée des Beaux-Arts di Rouen accoglierà diversi pezzi degli scacchi di Lewis, scolpiti in denti di balena tra il 1150 e il 1200 e rinvenuti in Scozia nel 1831. Alcuni media francesi si chiedono se lo scambio può considerarsi «equo».
Il ritorno in Francia della Tapisserie è previsto per l’estate 2027. A quel punto l’opera sarà sottoposta all’importante intervento di restauro programmato da tempo, ma a lungo rinviato anche per via del progetto londinese. Nel frattempo, a Bayeux, il Musée de la Tapisserie, chiuso dal settembre 2025, è in cantiere. Il progetto di restauro, ampliamento e modernizzazione del museo è stato affidato alla studio di architettura britannico RSHP. L’investimento, pari a 38 milioni di euro, prevede il recupero del seicentesco Grand Séminaire, dove l’opera era esposta dal 1983, e la costruzione di una nuova ala contemporanea di 3.800 metri quadrati, che diventerà il suo nuovo «scrigno». L’arazzo sarà presentato in una sala realizzata su misura su un «supporto multifunzione» (progettato dall’Atelier BLAM), che potrà essere inclinato per la presentazione al pubblico, o posto in orizzontale e capovolto per consentire il futuro restauro, che verrà effettuato sul posto. Il museo di Bayeux dovrebbe riaprire nel novembre 2027.
L’elmo di Sutton Hoo. © The Trustees of the British Museum
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