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Camilla Bertoni
Leggi i suoi articoliDal Medioevo passando per i veneziani, i francesi e gli austriaci per arrivare infine, tra gli anni ’50 e ’60 del ’900, all’intervento di Carlo Scarpa che, seguendo la traccia medievale originale, costruì un dialogo con la contemporaneità. Questo è l’approccio che il Museo di Castelvecchio coltiva da allora, tenendolo acceso e vitale fin dagli anni ’70 anche grazie al coinvolgimento di artisti dell’oggi.
La tradizione riprende ora con l’installazione nel giardino di «Orizzonte», opera monumentale del 1996 che l’artista ateniese Costas Varotsos ha messo in relazione con la statua di Cangrande. Con una formazione tra arte e architettura, tra Roma e Pescara, Varotsos (nato ad Atene nel 1955), si confronta con gli spazi naturali attraverso le sue grandi architetture scultoree.
Passando sul ponte che fa parte del complesso del castello scaligero, «Orizzonte» si intravede anche in tempo di chiusura forzata dei musei e nel giardino, nei pressi della porta del Morbio, resterà almeno sino a fine febbraio con la sua presenza imponente a dispetto della trasparenza che la caratterizza.
«Orizzonte» di Costas Varotsos, 1996
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