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Redazione
Leggi i suoi articoliVivo, lavoro e ho famiglia in Cina da 16 anni. La città dove vivo si chiama Shenzhen, la capitale della Silicon Valley cinese, e qui si sono registrati dall’inizio dell’epidemia circa 450 casi, ora ridotti al minimo, ma con code di casi provenienti dell’estero, soprattutto ai confini con la Russia.
Mi sono sempre occupato di formazione in Cina e, in particolare, di comunicazione visiva. Qui a Shenzhen sono il direttore del Dipartimento di Arti Creative & Design presso la Whittle Schools & Studio. In questi anni, ho vissuto la fase finale della Sars, tutto il processo dell’H1N1 e ora il Covid-19.
Come spesso accade, fenomeni sociali di massa come questi che stiamo vivendo ispirano tanti artisti, professionisti e non, a creare composizioni e opere. È stato, ed è ancora, un proliferare di poster e di messaggi quello che ha visto coinvolti tanti artisti e non, che hanno voluto così esprimere i loro sentimenti.
Una buona parte di questi lavori trova ispirazione da scatti fotografici reali, dai volti dei medici che stanno combattendo la battaglia in prima linea, dalle famiglie coinvolte. Potremmo parlare di una sorta di Neo-neo-realismo (nelle foto, una selezione delle opere realizzate).
Come formatore, ho il piacere di sottolineare come anche nella nostra scuola gli studenti dai 6 ai 18 anni hanno contribuito con alcuni lavori. Arte come catarsi, in taluni casi. Ma, e questo non solo in taluni casi, direi sempre, arte come messaggera di positività. I maliziosi la chiamano propaganda. Ma della Cina non si può scrivere o parlare senza viverla o, almeno, esplorarla.
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