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AMÉLIE BERNARD

Un turista spagnolo ha raccolto per caso un dipinto di Joaquín Sorolla lasciato sul marciapiede a Siviglia da una famiglia che lo aveva dimenticato durante la partenza per le vacanze. Convinto inizialmente di aver trovato soltanto una bella cornice, ha scoperto grazie all'intelligenza artificiale che poteva trattarsi di un'opera autentica e, dopo aver appreso che era stata denunciata come smarrita, ha contattato la polizia per restituirla ai proprietari. Una vicenda che riflette sul valore dell'arte, sul ruolo delle nuove tecnologie e sull'importanza della provenienza.

Dal 12 al 20 settembre torna il London Design Festival, uno degli appuntamenti più influenti del calendario internazionale del design. L'edizione 2026 propone installazioni urbane, mostre, forum e progetti speciali che riflettono sulle relazioni tra patrimonio culturale, tecnologie emergenti, sostenibilità e trasformazioni geopolitiche della progettazione contemporanea.

Prima del Mondiale Michael Olise ha cancellato tutti i contenuti del proprio profilo Instagram. Da allora pubblica esclusivamente fotografie realizzate dal fotografo tedesco Lukas Korschan davanti a uno schermo televisivo. Il risultato è un progetto visivo che dialoga con la fotografia contemporanea, la videoarte e la cultura analogica, dimostrando come oggi anche un calciatore possa costruire la propria identità attraverso una precisa ricerca estetica.

Le visite tattili organizzate dalla Cappella Sansevero per persone non vedenti e ipovedenti aprono una riflessione che supera il tema dell'accessibilità. Sfiorare il Cristo velato significa interrogarsi sul rapporto tra il corpo e l'opera d'arte, sulla straordinaria capacità di Giuseppe Sanmartino di trasformare il marmo in pelle e tessuto, e sul significato stesso del vedere. Lo raccontiamo ai nostri lettori

Per il suo trentesimo anniversario Manifesta apre nella Ruhr trasformando dodici chiese del dopoguerra in spazi per arte contemporanea, architettura, ricerca sociale e partecipazione civica. Tra Essen, Duisburg, Bochum e Gelsenkirchen, la Biennale affronta una questione destinata a segnare il futuro europeo: che cosa fare delle migliaia di edifici religiosi destinati a svuotarsi nei prossimi anni?

Con Many A Moonlit Caveat, presentata nelle due sedi newyorkesi di Jack Shainman, Lynette Yiadom-Boakye espande il proprio universo pittorico e letterario attraverso nuovi dipinti e opere su carta attraversati da figure enigmatiche, animali notturni e atmosfere sospese. La mostra conferma la centralità dell’artista britannica nel ripensamento contemporaneo della pittura figurativa tra narrazione, identità e costruzione del mito.

Luhring Augustine dedica una delle più ampie mostre newyorkesi degli ultimi decenni a Leon Kossoff, figura centrale della School of London insieme a Francis Bacon, Lucian Freud e Frank Auerbach. Dipinti che attraversano tutta la carriera dell’artista britannico ricostruiscono una pratica fondata sull’osservazione ossessiva, sulla densità della materia pittorica e sulla trasformazione della Londra del dopoguerra in esperienza esistenziale.

Una nuova generazione di fiere d’arte riduce scala e standardizzazione per puntare su relazione, contesto e qualità dell’esperienza. Aspen, Joshua Tree, St. Moritz e Maiorca indicano un riposizionamento del mercato: meno concentrazione, più selezione, meno volume, più valore. Il modello boutique emerge come risposta alla saturazione delle mega-fiere e alla trasformazione del collezionismo globale.

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Tra archivio orale, diaspora e rappresentazione politica, il primo Padiglione della Somalia alla Biennale di Venezia trasforma la poesia somala in struttura espositiva e spazio di memoria attiva

Il Padiglione del Kazakistan alla 61ª Biennale di Venezia, intitolato «Qoñyr: l’Archivio del Silenzio» è Ospitato al Museo Storico Navale. Tra riferimenti alla tradizione musicale del küy Qoñyr di Äbiken Khasenov e alla poesia orale dell’Aitys, il percorso espositivo si sviluppa come esperienza sensoriale diffusa, in cui il suono costruisce lo spazio e la memoria si deposita nella materia e nelle percezioni residue

Un ingegnere francese vince un Picasso del valore di circa un milione di dollari con un biglietto da 100 euro. L’iniziativa, organizzata a Parigi per finanziare la ricerca sull’Alzheimer, conferma un modello ibrido tra filantropia, marketing e accesso all’arte, già sperimentato negli ultimi dieci anni.

Alcuni brevi versi attribuiti al poeta persiano Rumi diventano chiave di lettura per attraversare tre piani simultanei: l’escalation geopolitica legata all’Iran e le dichiarazioni di Donald Trump, il sufismo anche come finestra museale (lo dimostra l’esposizione ora in corso al British Museum), e il nuovo immaginario spaziale attivato dalla missione Artemis II. Tra crisi e proiezione, la questione si sposta sulla capacità culturale di costruire “finestre” attraverso cui interpretare il presente.

Una grande retrospettiva in Francia riunisce 126 opere di Leonora Carrington, ricostruendone il percorso tra Europa e Messico. La mostra restituisce la complessità di una figura centrale ma ancora periferica nella narrazione del Surrealismo, evidenziandone la dimensione politica, spirituale e transnazionale.

Negli spazi di SPINA OFFSPACE di Parma, “Fuck It” di Michele Sibiloni, curata da Andrea Tinterri, ripropone a distanza di dieci anni un progetto nato in Uganda tra il 2012 e il 2014. Attraverso l’uso del flash e l’immersione nella dimensione notturna, l’artista costruisce un linguaggio che si sottrae al fotogiornalismo e mette in crisi la distanza tra osservatore e soggetto. La mostra restituisce una riflessione sulla notte come spazio di appartenenza, ma anche come archivio visivo di trasformazioni urbane e sociali.

A Riccione l’ex Fornace Piva viene trasformata in Museo del Territorio attraverso un intervento che combina restauro e nuova architettura. Il progetto di Politecnica introduce una struttura leggera all’interno dell’involucro storico, configurando il complesso come infrastruttura culturale e nodo di rigenerazione urbana. L’apertura è prevista per il 2027.

La galleria londinese Timothy Taylor chiuderà la sede newyorkese dopo quasi dieci anni, mantenendo però una presenza ridotta in città. La decisione riflette una combinazione di costi operativi elevati e contrazione del mercato, inserendosi in una sequenza crescente di ridimensionamenti internazionali. Più che un caso isolato, emerge una tensione strutturale nel modello economico delle gallerie mid-to-upper tier.

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