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Colline del maceratese

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La tutela del paesaggio delle Marche | Mario Cucinella

Architettura e agricoltura sono beni culturali da tutelare, ma flora e fauna hanno diritti e meritano protezione non meno delle opere d’arte

Stefano Miliani

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Dal fascino evocativo e a portata di camminatori degli Appennini alle dolci ondulazioni delle colline punteggiate di case e borghi, dai campi arati fra paesi e case sparse fino alla costa, tra eleganti architetture urbane e un’edilizia del boom economico spesso invasiva, come proteggere i tanti paesaggi delle Marche? Come rimediare ai tanti capannoni industriali desolatamente vuoti per crisi economiche o perché gli imprenditori hanno delocalizzato il lavoro? Il paesaggio è a pieno titolo un bene culturale da proteggere come peraltro prevede il Codice dei beni culturali? Lo abbiamo chiesto a quattro esperti: gli architetti Carlo Birrozzi, Mario Cucinella e Antonella Marrone e la storica dell’arte Marta Mazza. Dalle risposte una domanda sorprendente, almeno per la concezione consueta del pianeta: oltre ai diritti di noi umani non dovremmo pensare anche ai diritti di flora e fauna?

Pensiamo al diritto delle altre specie
Mario Cucinella (1960), architetto, designer, fondatore e direttore creativo di MCA Mario Cucinella Architects, lo studio di architetti e ingegneri con sede a Bologna e New York. Nel 2018 ha curato il Padiglione Italia alla Biennale di Architettura di Venezia.

«Il paesaggio va inteso e protetto come bene culturale, è un valore fondamentale dell’Italia. Coltivato, antropizzato o meno, è un bene comune. Le Marche, che conosco bene, hanno zone bellissime e incontaminate come i monti e altre deturpate con capannoni. Va fatto un pensiero anche sulle aree industriali o commerciali, non solo sui centri storici. La verità è che la conservazione del paesaggio marchigiano è per la gran parte dovuta all’agricoltura, a vigneti, oliveti, campi, quindi vanno aiutati e supportati questi manutentori produttivi, mi sembra il tema più importante. I paesaggi sono di fatto pettinati dagli agricoltori, sono molto antropizzati».

Per l’architetto in più luoghi si è agito nel modo corretto: «Molte parti selvagge sono protette. Ricordo le battaglie per creare parchi naturali, è una politica che ha funzionato molto bene». Sennonché Cucinella compie uno scatto culturale che spiazza: «Dobbiamo porci una domanda: il tema dei diritti riguarda solo gli esseri umani o anche il mondo non umano, quello delle piante per esempio? Noi lo consideriamo sempre al nostro servizio, in realtà proprio oggi, guardando l’importanza culturale del paesaggio, credo ci sia anche un diritto a proteggere le specie e a darvi voce».

Come mettere in pratica la tutela? «Già portare l’attenzione per il paesaggio nel Ministero della Cultura e non solo in quello dell’Agricoltura è stato davvero importante. Le Soprintendenze fanno un’operazione di tutela tout court e forse non è la strategia migliore».

Non servirebbero i piani paesaggistici regionali richiesti dal Ministero, che finora poche amministrazioni hanno adottato? «Questa storia sta diventando una specie di melodramma italiano: fai tanta strumentazione urbanistica e tanta burocrazia, poi di fatto i piani o sono inapplicabili o non li fanno o non riescono ad approvarli. Quindi ci vuole un piano strategico nazionale sulla protezione del paesaggio. Ciò non vuol dire però solo conservazione; i paesaggi sono sempre stati molto dinamici, in evoluzione, le tecnologie entrano in gioco nell’agricoltura, le aree interne sono luoghi dell’identità. Mi aggancio al tema attuale della transizione: bisogna che non sia solo tecnologica, ma anche ecologica. Ciò vuol dire proteggere i nostri ecosistemi sennò parliamo solo di treni, macchine elettriche, nucleare, idrogeno. L’oggetto principe è ritrovare un’amicizia con la natura. Dobbiamo trasformare il paesaggio in un’azione culturale».
LA TUTELA DEL PAESAGGIO NELLE MARCHE
Marta Mazza
Mario Cucinella
Carlo Birrozzi
Antonella Melone
 

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Mario Cucinella © Amedeo Turello

Stefano Miliani, 16 giugno 2021 | © Riproduzione riservata

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