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GERMANO D’ACQUISTO

L’exhibition designer è quasi un montatore cinematografico dell’attenzione: lavora sul tempo della percezione disorientando e creando attesa in una continua tensione tra luce, movimento e architettura 

Tra installazioni video, fotografie, sistemi generativi e sculture, alla Schirn Kunsthalle una quarantina di opere di Paglen, Steyerl, Charrière e altri affrontano l’Intelligenza Artificiale come infrastruttura culturale prima ancora che come tecnologia: un sistema che sta trasformando simultaneamente ecologia, memoria, lavoro, propaganda e percezione

La mostra inaugurale delle nuove gallerie del Met ci ricorda che sotto ogni ideale estetico esiste sempre un corpo reale che invecchia, suda, si ammala, desidera, cambia forma e infine sparisce. Il resto forse serve soltanto a distrarci dal fatto che ogni abito è sempre stato un modo elegantissimo di negoziare la nostra paura del corpo umano. 

La performance di Faustin Linyekula e Heru Shabaka-Ra, a cura di Edoardo Lazzari, apre per la prima volta al pubblico le gigantesche officine dove tra Cinquecento e Seicento la Serenissima costruiva le sue navi da guerra 

La grammatica del capolavoro di Antonioni del 1966 ha molte affinità con quella dell’oggi. E anche se cambia la tecnologia, non cambia l’equivoco: pensare che vedere equivalga a sapere

Con poche opere in uno spazio-cantiere una mostra al Museum of Modern Art di New York prova a «rimettere in movimento» Kahlo e Rivera, ribaltandone i miti

Cinquant’anni dopo l'uscita del film di Sidney Lumet, con la sceneggiatura di Paddy Chayefsky,  non abbiamo più bisogno di immaginare un anchorman trasformato in «profeta pazzo dell’etere»: la distinzione tra informazione e performance è evaporata

Se per anni si sono inseguite performance e velocità, ora l’interesse è indirizzato prevalentemente verso oggetti microrifugio per un modo diverso di occupare lo spazio e il tempo 

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Nel centenario della nascita una mostra, un libro e un documentario su Netflix celebrano la nobildonna dai 57 titoli, amante dell’arte e «anima della Spagna». Sentimentale, cocciuta, popolare, coltissima, frivola, eccessiva: aveva scelto di non imbalsamarsi nel privilegio, anche a costo di scandalizzare il mondo

Dal 21 al 26 aprile è di scena la 64ma edizione della manifestazione meneghina, grandiosa infrastruttura in cui si muovono designer, manifattura, città, hospitality, diplomazia culturale, banche e nuovi capitali

Cinquant’anni dopo il film di Alan J. Pakula sul giornalismo che smascherava il potere abbiamo imparato che la realtà può essere documentata, verificata, persino processata, e tuttavia non bastare 

A cinquant’anni dall’inizio della dittatura, viaggio tra gli artisti dissidenti che hanno trasformato censura, paura e sparizione in linguaggio: dai corpi assenti dei «desaparecidos» alle pratiche clandestine che sfidavano il regime. Ma con il ritorno della democrazia, nel 1983, l’arte argentina è rimasta ostinatamente necessaria: complicando, ricordando, disturbando

Il poeta Attilio, il regista Bernardo, l’irrequieto Giuseppe: una famiglia accomunata dall’idea che l’arte non è mai un oggetto da contemplare, ma un ambiente in cui vivere.  Un volume Electa li racconta «dalla A alla Z» come in un montaggio cinematografico, mentre a Parma una mostra celebra i cinquant’anni del fluviale «Novecento»

Nel film in uscita il 12 marzo sulla vita, e l’ossessione, della matematica e archeologa Maria Reiche, il regista Damien Dorsaz non spettacolarizza il mistero: i geoglifi incisi nel deserto peruviano si mostrano come un paesaggio mentale prima che geografico, un codice pensato per essere visto da lontano, forse dal futuro 

 

Nel film «E.1027» di Beatrice Minger e Christoph Schaub, in uscita il 12 marzo, la dimora sul mare della Costa Azzurra progettata dall’architetta, designer e artista  irlandese alla fine degli anni Venti è la sintesi più compiuta del suo pensiero: un ambiente fluido, calibrato sul corpo umano, che interroga il presente

Nel film in uscita il 5 marzo, narrando la nascita di «All’ultimo respiro» di Godard, il regista statunitense ci ricorda che la storia dell’arte non è fatta solo di opere compiute, ma di attimi in cui qualcuno decide di provare. Lontano dalla retorica del genio inevitabile, il mito del «first time» resta uno dei più potenti dispositivi narrativi del nostro tempo

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