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FIERE D’ARTE

A Milano, tra Art Week e Design Week, una fiera «in movimento» trasforma un’ex fabbrica in piattaforma viva di relazioni e sperimentazione

Numeri stabili, collezionismo più consapevole e un disegno sempre più ibrido: la 19ma edizione della fiera parigina conferma il proprio ruolo senza inseguire i record, alla vigilia di un ventesimo anniversario che punta sulla qualità più che sulla crescita

Lo stato di fiera permanente e la folle saturazione del calendario globale dell’arte. C’era una promessa, neppure troppo lontana nel tempo. All’indomani della pandemia, il sistema dell’arte sembrava aver finalmente interiorizzato una lezione: meno fiere, più qualità; meno sovrapposizioni, più razionalità; meno corsa, più senso. Si parlava di sostenibilità, fosse economica, ambientale, umana, e di un necessario ridimensionamento di un modello che, già prima del Covid, mostrava evidenti segni di affaticamento. Oggi, quella promessa appare disattesa. Anzi, capovolta.

Per la sua prima edizione italiana, Paris Internationale sceglie Milano e un luogo in piena trasformazione: il cantiere di Filzi 25, all’interno di Palazzo Galbani, storico edificio del secondo Novecento milanese attualmente oggetto di un importante progetto di restauro e rifunzionalizzazione guidato dallo studio Park, con il sostegno del proprietario Domo Media.

Undici sculture di vetro trasparente, soffiato a mano, ognuna diversa dall’altra, simili a un soffio congelato o a una piccola nuvola catturata nell’istante in cui muta forma

MIA Photo Fair BNP Paribas entra nella sua quindicesima edizione con un sistema di premi che raggiunge un valore complessivo di circa 80.000 euro. È questo uno dei nuclei portanti dell’edizione 2026 che amplia il proprio sostegno ad artisti, gallerie, studenti e realtà editoriali attraverso nove riconoscimenti distinti


 

Dalla guida della comunicazione al timone della grande fiera in terra francese: adesso sarà lui a doverne stabilire le nuove direttive artistiche e strategiche